Articoli marcati con tag ‘Inter’
Non era per niente facile giocare contro il Chelsea alla pari, ma l’Inter per venti minuti ha giocato persino meglio. Nessuno puo’ sapere se il 2-1 bastera’ per arrivare ai quarti di finale, ma il fatto che sia riuscirta ad arrivare alla partita piu’ importante della stagione al meglio della condizione e a poter scegliere fra tutti i migliori della rosa (ad eccezione del laterale sinistro, ruolo ricoperto da Zanetti) e’ un altro fatto positivo.
Stavolta l’Inter non ha accusato la sindrome da Champions nemmeno quando il Chelsea e’ riuscito a pareggiare.
Lucio il perno della difesa: il brasiliano si e’ confermato un vero leader trascinando e compattando la squadra nel momento piu’ delicato.
In mezzo al campo molto bene ha giocato Cambiasso con Stankovic pronto a sacrificarsi mentre in attacco Milito una palla un gol con Eto’o che ha gravemente deluso.
Quando e’ entrato Balotelli c’e’ stato il solito spariglio e la sensazione e’ che se avesse giocato dall’inizio il risultato sarebbe stato diverso.
C’era un rigore a favore del Chelsea (con espulsione di Samuel) ma questo fa parte degli errori che accadono in una normale partita.
La mia impressione e’ che l’arbitro abbia sbagliato, cosi’ come ha sbagliato un gol facile facile Eto’o nella ripresa.
Il Chelsea aveva diverse assenze e le ha pagate (specialmente quella di Essien) e nel ritorno potrebbe farcela a passare il turno.
Ma questo e’ un discorso futuribile e in quella partita Julio Cesar potrebbe anche non “spaperare” come ha fatto mercoledi’ sera e Balotelli sparigliare le carte dall’inizio.
Resta, appunto, la buona prestazione dell’Inter (finalmente) in una gara europea.
Venti minuti da grande squadra e’ riuscita a giocarli e la speranza e’ che nella gara di ritorno il cosidetto “minutaggio” possa aumentare.
fonte: francorossi.it
Strana l’atmosfera che si respira di questi tempi alla Juventus, la quiete dopo la tempesta vede tutti sposare la teoria dell’ andiamoci piano con i trionfalismi, Zaccheroni non è Harry Potter ma la sua cura serve eccome, tra campioni sul viale del tramonto in piena fase di rinascita e una squadra capace di ricompattarsi i bianconeri pensano positivo sul retour match con l’Ajax e Gigi Buffon ottimista per natura e pronto a chiudere i conti con gli olandesi gia battuti all’andata, vincere anche in Europa porta ad incrementare l’autostima, sangue nuovo come direbbe qualcuno in vista degli scontri diretti con Palermo, Fiorentina, Sampdoria e Napoli, stagione lunga ma c’è tutto il tempo per salvare una stagione nata male.
Non siamo ancora fuori dal tunnel professa Zac, ma che le tensioni del passato siano ormai alle spalle lo testimonia anche Roberto Bettega che con aria divertita si mette a fare il verso ai tifosi dell’Inter il direttore generale bianconero fa svolazzare il suo fazzoletto bianco, facendo rivivere a Vinovo la mini “panolada” dopo un fischio di Zaccheroni in allenamento.
La lunghissima crisi di gioco e risultati della gestione Ferrara è lontana, in attesa dei recuperi definitivi di Camoranesi e Trezeguet si puo anche sognare e lanciare qualche frecciatina all’Inter, Bettega che qualche giorno fa mandava a dire a Mourinho di impicciarsi dei fatti suoi ora si diverte col fazzoletto in mano, non finisce qui il gesto al popolo nerazzurro sembra non essere proprio piaciuto.
fonte:Telelombardia – qsvs.it
Super sfida di Champions League questa sera allo stadio Meazza di Milano per il match valido per l’andata degli ottavi di finale tra Inter e Chelsea. Mourinho contro Ancelotti, Eto’o contro Drogba, in palio c’è una intera stagione. Il tecnico neroazzurro può contare su Julio Cesar dopo l’incidente automobilistico. Pochi i dubbi di formazione, l’unico ballottaggio è quello tra Eto’o e Pandev per una maglia da titolare in attacco, ma il camerunese sembra in vantaggio. Qualche problema di formazione invece per Carlo Ancelotti che deve fare a meno di Ashley Cole e del sostituto Zhirkov. A sinistra giocherà Belletti. Non saranno della partita neppure Essien, Deco e Boswinga. Arbitrerà la gara lo spagnolo Mejuto Gonzalez. Fischio di inizio alle 20.45
INTER (4-3-1-2): 12 Julio Cesar, 13 Maicon, 6 Lucio, 25 Samuel, 4 Zanetti, 5 Stankovic, 19 Cambiasso, 11 Muntari, 10 Sneijder, 9 Eto’o, 22 Milito. A disp.: 1 Toldo, 2 Cordoba, 8 Thiago Motta, 17 Mariga, 7 Quaresma, 27 Pandev, 45 Balotelli. All.: Mourinho.
CHELSEA (4-3-1-2): 1 Cech, 2 Ivanovic, 6 Carvalho, 26 Terry, 35 Belletti, 8 Lampard, 12 Mikel, 13 Ballack, 15 Malouda, 36 Anelka, 11 Drogba. A disp.: 22 Turnbull, 43 Bruma, 33 Alex, 23 Sturridge, 10 J. Cole, 21 Kalou, 45 Borini. All.: Ancelotti.
Gli arbitri alzano la voce contro Mourinho, le continue e reiterate accuse dell’allenatore nerazzurro hanno provocato la reazione forte dell’Associazione italiana arbitri che sta valutando seriamente se arrivare a scioperare nel caso che le proteste plateali di Mou proseguiranno imperterrite, sciopero che ha come unico intento quello che tutti arrivino a smorzare i toni, tutti perche il modello Mourinho sta prendendo piede e sono in molti a parlare di complotti e sostenere che il sistema ormai e sempre meno credibile.
In casa Inter a muoversi in prima persona è il presidente Moratti con una telefonata al presidente della Figc Abete. Argomento della conversazione la doppia espulsione ai danni dell’Inter nell’ultimo match di campionato contro la Sampdoria. Moratti chiedere uniformità di giudizio degli arbitri e ad abbassare i toni, per la verità resi insostenibili dallo stesso Mourinho con il gesto delle manette.
In quest’ottica va letto anche il silenzio stampa imposto alla squadra al fine gara per evitare reazioni a caldo, evidenti sono stati i segnali di tensione a fine gara con tanto di parapiglia nel tunnel e caccia aperta al doriano Pozzi copevole di scenate che hanno portato alle espulsioni di Samuel e Cordoba.
All’orizzone per Mourinho l’ennesimo deferimento con due giornate di squalifica, in seguito al gesto delle manette indirizzato al direttore di gara Tagliavento, ma l’associazione arbitri questa volta e già sul piede di guerra ed è pronta a dire basta agli atteggiamenti incontenibili dello Special One.
Le ‘manette’, alla fine, gliele hanno messe davvero: Josè Mourinho si è ‘guadagnato’ tre giornate di squalifica “per avere, nel corso della gara, contestato ripetutamente l’operato arbitrale con atteggiamenti plateali, in particolare mimando, al 35° del primo tempo ed al 10° del secondo tempo, ‘le manette’, con i polsi incrociati e le braccia rivolte verso il pubblico e verso le telecamere presenti ai bordi del campo; per avere inoltre, nell’intervallo, nel sottopassaggio che adduce agli spogliatoi, rivolto all’Arbitro ed agli Assistenti espressioni ingiuriose; per avere, infine, nel corso della gara, contestato ripetutamente la presenza dei collaboratori della Procura federale, collocatisi nei pressi delle panchine di entrambe le squadre; infrazioni rilevate dai collaboratori della Procura federale; con recidiva specifica reiterata”. Beh, con una motivazione del genere, era inevitabile una stangata di questo livello.
Non basta. Il sabato di campionato è costato all’Inter, oltre a una brutta serata ricca di nervosismo e rabbia anche postuma, anche la perdita di quattro giocatori in vista della trasferta di Udine, e anche oltre per due di loro. Cambiasso e Muntari salteranno i prossimi due turni, Cordoba e Samuel soltanto uno. Ma se per i due centrali non c’è nulla da aggiungere, sorprende la punizione per i centrocampisti, che in campo non erano (apparentemente) finiti sul taccuino di Tagliavento. Evidentemente il loro comportamento ha richiesto un intervento di Tosel, anche in questo caso esemplare. Pazienza, mi viene da dire, sembra la naturale conseguenza di Inter-Sampdoria. Al danno la beffa, penseranno in Corso Vittorio Emanuele, dove anche Oriali si è beccato un’inibizione fino all’8 marzo.
Due giorni dopo la serataccia di San Siro, con l’Inter che ha concluso in 9 la sfida contro la Sampdoria, ecco altre mutilazioni giudiziali nei confronti della squadra nerazzurra. A grande richiesta, aggiungerei io. Certo, le reazioni dei sopra citati sono state esagerate, di certo dettate da quanto accaduto sul rettangolo di gioco. Ma con queste decisioni il giudice sportivo, a mio modo di vedere, ha voluto calare la mannaia su una situazione diventata ‘fastidiosa’ a molti degli addetti ai lavori del calcio italiano. Kill Mou, insomma, e tre giornate sembrano l’antidoto ideale per tenerlo lontano per un po’ dal mondo del pallone. Con buona pace di tutti coloro che lo considerano una mosca bianca incapace di stare alle regole di un gioco imposto da altri.
Mi spiace soprattutto per noi giornalisti, che pagheremo le conseguenze di questa sanzione e avremo ben poco da scrivere per le prossime tre settimane. Per il semplice fatto che Mourinho non parlerà e priverà i media delle sue perle, tanto fastidiose quanto utili a vendere. Saranno felici anche i direttori di gara, che hanno ‘invocato’ una punizione esemplare nei confronti del portoghese (altrimenti, sciopero!), diventato troppo opprimente con le sue accuse al movimento arbitrale. Accuse deliranti, come le ha definite il presidente dell’AIA, Nicchi.
Senza ombra di dubbio, lo Special One ha esagerato, ma le sue parole non nascono da una demenza senile galoppante, né da una qualsivoglia forma di schizofrenia: nascono da una pessima sensazione di persecuzione da parte dei direttori di gara (e del ’sistema’, guardando più in alto), che da inizio anno (sbaglio o prima era tutto alquanto tranquillo?) stanno usando il pugno di ferro nei confronti della sua squadra. Nessuna pietà, insomma, massimo della pena per ogni imperfezione, un trattamento diverso rispetto ad altre squadre che inseguono la capolista, alle quali viene concesso evidentemente il beneficio del dubbio. Inutile entrare nuovamente in polemica, altrimenti alimenterei ulteriori proteste e offese da chi ci (mi) ritiene un piagnucolone. Applaudo inoltre il tempismo di chi ha preso queste decisioni: a due giorni dalla sfida di Champions League contro il temibile Chelsea, questo è il modo migliore per sostenere l’Inter a livello internazionale…
Mi limito ad aggiungere che adesso la decisione di Tosel farà la gioia di chi si è stancato del grillo parlante e lo vedrà tacere per un po’. Il tutto servirà a stemperare le tensioni, di certo, ma anche a rendere più interessante il resto del campionato. L’augurio va a chi trarrà vantaggio da queste sanzioni (non solo l’Udinese, sia ben chiaro), affinché sappia sfruttarle a dovere, altrimenti renderà inutile certi provvedimenti…
fonte: Fabio Costantino per fcinternews.it
Tutti zitti, parlerò io. Questo l’intervento “d’urgenza” di Massimo Moratti nel dopopartita di Inter-Sampdoria. Il presidente si è recato nello spogliatoio, facendo i complimenti alla squadra e stabilendo il silenzio stampa. Sarebbe toccato a lui esprimere il disappunto interista. E così è stato, visto che Moratti avrebbe chiamato il presidente della Figc, Giancarlo Abete, per una “riflessione” sulla discussa partita di sabato.
Visti i precedenti, il patron nerazzurro ha giustamente temuto che le dichiarazioni a caldo del tecnico o di qualche giocatore potessero comportare deferimenti (anche se il gesto delle manette compiuto da Mourinho potrà tuttavia creare problemi al tecnico) e ulteriori tensioni mediatiche in vista del match-chiave della stagione, quello di Champions League col Chelsea.
Una partita a cui Moratti, come gran parte del popolo interista, tiene in maniera particolare e che lo preoccupa anche dal punto di vista dell’approccio: “C’è il rammarico di arrivare ad appuntamenti così e non avere la squadra al massimo – aveva dichiarato prima del match con la Samp – ma è chiaro che a questo punto tutte le squadre hanno qualche problema. Poi, magari, hai la fortuna di averli a disposizione. Speriamo che sia così”.
Il bollettino della domenica non è buonissimo: improbabile il recupero di Santon, c’è qualche speranza in più per Balotelli, ma bisognerà fare i conti anche con un pubblico che sabato sera, tramite striscioni ironici, ha fatto sapere di non avere digerito le frequentazioni milaniste di SuperMario.
Week end rovente. Decisioni arbitrali discusse sugli scudi, sempre più calcio parlato e sempre meno calcio giocato. Episodi chiave? La direzione di Tagliavento nell’anticipo di sabato sera al Meazza, e quella di Gava ieri sera al San Nicola, reo di aver favorito il Milan negando un solare rigore ai padroni di casa, e valutando molto poco severamente i frequenti interventi fallosi dei rossoneri.
Protagonista assoluto, come sempre, Josè Mourinho, cui è sufficiente un’eloquente mimica, pur accompagnata da un assordante silenzio post partita, per rimanere al centro dei discorsi del ciclone dell’Italia pallonara.
In molti si sono interrogati sul presunto significato delle manette di Mou, chi viziato dai soliti pregiudizi nei confronti del portoghese, chi in maniera più vicina alla realtà. A chiarire la situazione, del resto, ci ha pensato lo stesso allenatore dell’Inter, che in alcune dichiarazioni rilasciate alla stampa inglese ha spiegato: “Incrociando i polsi volevo dire che per farmi perdere mi devono arrestare”.
Niente manette per l’arbitro, ne’ altre strane interpretazioni, dunque, solo il classico narcisismo e convinzione nei mezzi propri e della squadra, che da sempre hanno caratterizzato l’avventura italiana di Mourinho.
In occasione di Milan-Manchester, tra gli spettatori illustri c’era anche l’attaccante dell’Inter, Mario Balotelli. Tifoso rossonero da bambino, SuperMario non ha voluto perdersi il big match di Champions. La recidività del fatto (Balo aveva già assistito al match contro il Novara), ha indispettito il popolo nerazzurro che su Facebook ha aperto un sondaggio per sondare il pensiero dei tifosi: “Manca di rispetto a società e tifosi”.
Ancora una volta quindi, il social network più famoso, si dimostra cartina al tornasole dell’umore del popolo calcistico. A poche ore dalla sua creazione, l’evento facebookiano conta già centinaia di opinioni e altrettanti coloriti punti di vista dei tifosi. A stizzire i tifosi, per la maggior parte interisti, è la recidività dell’attaccante e il fatto che la sua fede rossonera sia stata resa pubblica dallo stesso giocatore in più di un’occasione. Da bambino infatti SuperMario era un tifoso rossonero e già in occasione del match casalingo del Milan contro il Novara, per la Coppa Italia, si era recato allo stadio.
Gesto indigesto al popolo nerazzurro che accusa il giovane attaccante di “mancanza di rispetto alla società e ai tifosi, coloro che lo pagano o che lo vanno a vedere”. C’è chi lo paragona a recenti ‘traditori illustri’ come Ronaldo e Vieri, veri e propri idoli della tifoseria nerazzurra, finiti poi a vestire la casacca degli odiati (sportivamente parlando) cugini.
MORATTI: “NON E’ UNO SCANDALO”
Non è affatto un problema per il presidente dell’Inter Massimo Moratti se uno dei sui giocatori, Mario Balotelli, era al Meazza per seguire la partita di Champions League del Milan contro il Manchester United. “Non ci vedo niente di scandaloso”, ha tagliato corto il numero uno nerazzurro a margine di un’asta di beneficenza. Tra una settimana anche l’Inter sarà protagonista in Champions, contro il Chelsea. “Noi siamo prudenti a dare giudizi – ha detto Moratti – di sicuro le partite contro le squadre inglesi sono difficilissime. Si è visto fra Milan e Manchester e anche noi affronteremo una squadra fortissima”.
Di sicuro, per la sfida contro la squadra allenata da Carlo Ancelotti il presidente interista si aspetta che Samuel Eto’o torni al top della forma: “E’ importante che lui voglia ritrovare la condizione in modo che esploda e faccia vincere l’Inter”. Contro il Chelsea comunque l’Inter, a detta di Moratti, non si affiderà alla scaramanzia: “Osservando la professionalità dei giocatori e di Mourinho potremo fare bene”.
Nessuno poteva legittimamente pretendere che questo Milan risparmioso e figlio della grande austerità vincesse la Champions League. Ci sono squadre costruite col massimo delle ambizioni e degli investimenti che poi puntualmente salutano la compagnia con largo anticipo. E’ il caso dell’Inter, ad esempio, o del Real Madrid, da cinque anni fermo al capolinea degli ottavi. Leonardo si è inventato coi vecchietti che hanno fatto il ciclo ancelottiano più quel niente che la società gli ha messo a disposizione una squadra divertente e spettacolare, che in campionato sta dove soltanto le difese d’ufficio di Galliani e l’ottimismo utopistico di Berlusconi l’accreditavano in estate.
Questo Milan, al cospetto del Manchester United finalista di Champions da due anni a questa parte, ha giocato senza paura, senza complessi di inferiorità, guardando negli occhi l’avversario. L’Inter, un anno fa, non lo aveva fatto, radicalizzando la sua psicosi e chiudendo a San Siro con uno 0-0 imbarazzante e zero tiri nello specchio di porta. Il Milan no. Ha liberato il futebol bailado di Ronaldinho, accarezzato il 2-0 col suo centravanti di riserva, bersagliato Van Der Sar come l’orsetto al tirassegno del luna park. Il primo tempo del Milan è stato esemplare.
La sfortuna di prendere un gol che così casuale si è visto poche volte, per giunta nel momento in cui la squadra è in dieci per l’infortunio, ha ucciso la convinzione della squadra, che non ha ricambi all’altezza e che non ha una tenuta fisica illimitata.
Ma il ruggito nel finale, con tre occasioni in sequenza e il pareggio sfiorato, pur nella consapevolezza che gli altri son più forti, certifica che il Milan ha tempra morale, cuore e orgoglio e che non deve affatto vergognarsi di uscire dall’Europa, se così dovrà essere, dopo aver onorato al massimo la competizione.
Provo ad immaginare se in un enorme vocabolario del mondo del calcio vi fosse una voce per ogni singolo giocatore, cosa ci sarebbe scritto a quella dedicata a Mario Balotelli. “Talento straordinario dai comportamenti bizzosi e dal carattere difficile”, è quanto scriverei io per descriverlo in poche parole. Già, è proprio difficile descriverlo: quasi ogni giorno sentiamo parlare di lui, che sia per razzismo, per una sua prodezza sul campo, per qualche sua parola fuori luogo, per una multa, per storie di gossip, per atteggiamenti sbagliati nei confronti dell’avversario o del pubblico.
Tralasciando tutti questi aspetti che andrebbero trattati singolarmente con molta cura, ultimamente da Mario è venuta fuori un’altra abitudine che forse più di qualunque altra ha fatto innervosire i tifosi, ma stavolta non quelli avversari per sfottò o brutti comportamenti, ma quelli propri, i tifosi interisti: l’abitudine di andare a vedere le partite del Milan, manifestando pubblicamente senza alcun problema quella fede rossonera che ormai tutti conoscono. Ecco, in questo momento parlo anche a nome di tanti altri interisti che la pensano come me: vedere Balotelli in tribuna a vedere i match del Milan, cosa che è accaduta ieri in Milan-Manchester ma che già si manifestò in occasione di Milan-Novara, gara di Coppa Italia, infastidisce non poco.
Per carità, nessuna colpa, nessun reato, nessuno intende accusare Balotelli per questa sua nuova abitudine, però a mio avviso Mario dovrebbe capire che andare allo stadio a vedere le partite dell’altra squadra di Milano, con cui vige una rivalità sportiva ormai da più di un secolo, non è proprio un atteggiamento che può far piacere. I tifosi interisti, e mi ci metto anche io, hanno incitato SuperMario all’inizio della sua avventura con la maglia nerazzurra, quando era un 17enne, lo hanno difeso nei momenti più difficili e lo sostengono da una buona metà dell’Italia calcistica che lo critica per i suoi modi di fare, per il suo carattere, e per tanti piccoli gesti che fanno parte del personaggio, ma che non vanno d’accordo con quello che dev’essere il comportamento adeguato di un giocatore che rappresenta una società gloriosa come l’Inter. Eh sì, di questi tempi vale la pena ricordarlo: Balotelli rappresenta l’Inter, non il Milan. Ecco, vedere un giocatore che è cresciuto nelle giovanili dell’Inter, che è forse il simbolo più lampante del grande lavoro a livello di ragazzi della società nerazzurra e dunque non uno qualsiasi, andare a vedere le partite dell’altra squadra di Milano, non fa proprio piacere ai vertici societari innazitutto, ed ovviamente anche ai tifosi.
Sia ben chiaro, quella di Mario è una semplice passione, ma per come la vedo io coltivarla così, in pubblico, quando rappresenti l’Inter e non il Milan, non è granchè rispettoso verso la società che ti rifornisce di uno stipendio da sogno ogni anno, e verso quei tifosi che in ogni occasione si sono schierati dalla tua parte. Non mi passa nemmeno per la mente di imporre ad un ragazzo di tifare per un’altra squadra, è una delle costrinzioni più assurde che possano esistere, però inizierei a fargli capire che il suo tifo milanista lo potrebbe tranquillamente esercitare tra le mura della sua villa: ad esempio, vi immaginate Lewis Hamilton, pilota della McLaren, che va a vedere la presentazione della nuova Ferrari? O Valentino Rossi che va ad ammirare le prove della Honda? Non sarebbe un comportamento bellissimo verso la propria tifoseria e verso la propria società. “Mario è fatto così, è una testa calda”, mi risponde qualcuno: d’accordo, ma anche Cassano era una testa calda, e proprio attraverso un processo di educazione si è portato il ragazzo su una retta via, mi sembra che oggi non utilizzi più gli arbitri come attaccapanni ai quali lanciare la propria maglia, tranne che in rarissimi casi che l’indole della persona non permette di modificare.
Per questo dico, Mario Balotelli ha ancora 19 anni, siamo ancora in tempo per farlo maturare come si deve e per portarlo sui binari giusti, per farlo esplodere definitivamente e per non perdere un potenziale campione mondiale. E per farlo crescere, si parte dalle piccole cose: già iniziare a fargli capire il discorso delle partite del Milan sarebbe un passo in avanti, perchè anche se non è grave, e su questo siamo tutti d’accordo, il rispetto verso l’avversario che tanti dicono che non possiede, lo potrà ottenere solo dopo aver ottenuto il rispetto verso la propria gente e la propria società…






















