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Pazzini, prossimo attaccante della Juventus

Pazzini, prossimo attaccante della Juventus


A vedere la situazione di oggi il pessimismo rischia di farla da padrone assoluto. La Juventus sembra lontana anni luce dai fasti di qualche anno fa e dai successi che ne hanno contraddistinto la storia ultracentenaria, tuttavia vestire la maglia biancnera può ancora essere sinonimo di felicità, soprattutto se l’ambizione di diventare campionissimi, oppure la voglia di tornare protagonisti animano la mente di due possibili obiettivi di mercato per il futuro.

Due sentimenti diversi, dunque, ma che sarebbero alla base dei possibili innesti per la squadra del futuro, quale che sia il prossimo allenatore. La volontà di trovare una definitiva affermazione, confermandosi anche ai massimi livelli sembra essere la molla per convincere il bomber doriano Giampaolo Pazzini a trasferirsi sotto la Mole a partire dalla prossima stagione: il numero 10 blucerchiato ha già reso note le intenzioni di effettuare un deciso salto di qualità (a livello di obiettivi raggiungibili, beninteso), ed ha dichiarato pubblicamente di gradire al 100% un’eventualità bianconera. Buono a sapersi, soprattutto perchè la ricerca di un nuovo centravanti sarà alla base delle missioni estive della dirigenza juventina.

La volontà di ritornare protagonista assoluto, dopo uno scorcio di stagione vissuto ai margini, sembra invece essere l’obiettivo di Philippe Mexes. Il francese vede poco il campo con la nuova gestione di Ranieri alla Roma, e le continue difficoltà economiche dei giallorossi (peraltro confermate proprio dal mister Testaccino dopo la gara di domenica) suggeriscono una soluzione fin troppo semplice: approdare in bianconero.
Il fascino della Signora, nonostante anni e restyling, è rimasto immutato.

fonte:tuttomercatoweb

Alessio Secco, dirigente contestato bianconero

Alessio Secco, dirigente contestato bianconero

Incassato non senza qualche malumore il fallimento nella trattativa che avrebbe dovuto riportare in bianconero Davide Lanzafame, la Juventus torna prepotentemente in pista nel calciomercato, ampliando le proprie ricerche dai confini nostrani al panorama europeo.

Non è un mistero che i bianconeri siano alla ricerca di un valido esterno di ruolo, in grado di saltare l’uomo e di fornire palloni alti giocabili ai centravanti di riferimento (Trezeguet, Iaquinta o Amauri che sia). L’unica pista italiana al momento degna di nota porta a Pasquale Foggia, di cui si era vociferato già la scorsa settimana, mentre la novità interessante è quella che vuole i bianconeri su Moussa Dembele, rivelazione belga di origine maliana in forza all’AZ Alkmaar. Il giocatore incarna perfettamente le caratteristiche descritte in precedenza, ed ha margini di miglioramento tali da poter indurre i dirigenti bianconeri ad un sacrificio economico.

Stesso discorso per un altro talento indiscusso, quello di Mesut Ozil. Pare assurdo che il club torinese possa avere sondato il terreno per il giocatore che ha sostituito Diego nello scacchiere del Werder, ma tant’è. Anche in questo caso, qualora si dovessero fare passi ulteriori, il gioco varrebbe sicuramente la candela.
Da segnalare l’intrigante ipotesi che vorrebbe un vero e proprio valzer di panchine, con il torinese d’adozione (volutamente ironico) Hiddink a risollevare il Liverpool, e Rafa Benitez in bianconero. Prendiamola con le pinze, stavolta.

fonte:tuttomercatoweb

bettega Juventus, intrecci di mercato

Come sostiene un vecchio adagio, se qualcosa può andar male, quando le congiunture, già di per sé, non sono delle migliori, occorre star certi che così andrà. Il tanto atteso chiarimento fra Ciro Ferrara e Felipe Melo, sostituito dopo trentadue minuti nella “Caporetto” casalinga contro il Catania, non si è ancora consumato.
E forse, non ci sarà mai. Perché invocato, a ragion veduta, dai media, ma non dai diretti interessati. Nemmeno da Bettega, vice direttore generale con poteri reggimentali, impegnato in lunghi abbracci silenziosi e confessioni “Agostiniane” a bordo campo, impersonando la controfigura del grillo parlante che, fra chiacchiere e battute, ha il compito di scuotere l’albero della coscienza, osservando la caduta dei frutti senza praticare la piantagione dei semi. Nell’eterna crisi di una Juventus irriconoscibile anche, se non soprattutto, per mancanza di coraggio e determinazione nei propri interpreti, da Ciro Ferrara, leone in campo quanto agnello sacrificale in panchina, a capitan Del Piero, vessillo da utilizzare nelle rese incondizionate all’avversario, la moltiplicazione degli indizi in favore di un imminente insediamento di Hiddink non sembra incontrare ostacoli.

Nessuna smentita, questa volta, dal portavoce, che lo avrebbe collocato, in un orizzonte temporale di appena ventiquattro ore, fra Mosca, Milano ed una vacanza nella capitale del Kenya, andando oltre ogni legge della fisica sulla capacità motoria dei corpi. Il quale si sarebbe soffermato, con bieca malignità, sulla data storica del 10 gennaio come termine ultimo per una decisione di Guus Hiddink. Per il quale, comunque vada a finire la trattativa, esisterebbe margini assai ampi per una collaborazione con la Juventus a partire dal mese di giugno. Smentite e rilanci a parte, Hiddink avrebbe già fornito la propria personale lista di gradimento ai vertici bianconeri. Ed indirettamente a Bettega, a conferma di un corteggiamento avviato subito dopo la debacle in Coppa dei Campioni. Nessun nome illustre, e nessuna spesa folle da far scomporre la riga geometrica asfaltata sulla fronte di Blanc. Anzi, a sorprendere sarebbe stata proprio la capacità del “santone” di Vesserveld nell’equilibrare un ingaggio assai lauto con un margine di spesa non esagerato. Di certo inferiore al capitale di “investimento” dilapidato in estate.

Stratega vero, Hiddink. Il quale avrebbe già lasciato intendere di voler plasmare una squadra non particolarmente anziana, con avvisi di “garanzia” già pervenuti nelle cassette delle lettere di Cannavaro, Camoranesi, Del Piero, Zebina, Grosso e Legrottaglie, con qualche piccola eccezione per quegli elementi considerati eclettici, quanto imprescindibili in una squadra che, con Hiddink in panchina, farebbe della corsa, della aggressività e del “possesso” territoriale del campo un diktat imprescindibile. In tale senso, la voracità di “kafkiana” di Salihamidizic, somigliante a quel Park ammirato durante la breve e felice esperienza in Corea del Sud, e la straordinaria facilità di corsa di De Ceglie calzerebbero perfettamente nella nuova versione tattica di un 4-4-1-1 assai compatto ed efficace. Con Diego a recitare il ruolo di Arshavin, “zar” di Russia e dell’Arsenal di Wenger. Certo di poter modellare ogni formazione nel rispetto delle proprie idee e della capacità di adattamento degli uomini a disposizione, Hiddink avrebbe individuato in Drenthe, scartato ufficialmente dal Real Madrid, Afellay ed Heitinga, capitano dell’Atletico Madrid, i tre tasselli per completare il mosaico bianconero.

Giovani, cedibili e non costosi, considerando che con la medesima cifra stanziata per acquistare la coppia Felipe Melo e Diego, quaranta milioni al “netto” delle plusvalenze e dell’inserimento nella trattativa di Zanetti e Marchionni, con i suggerimenti di Hiddink si porterebbe a Torino un trio di valorosi elementi capace di fare reparto, ringiovanendo la “rosa”. I tre candidati al passaggio in bianconero verrebbero acquistati a giugno, previo superamento dei primi ostacoli ambientali legati alle prossime scelte di Bettega, ovvero l’esonero di Ferrara, l’arrivo di un regista, Ledesma, per il quale saranno presto sacrificati Molinaro, allo Stoccarda, e Tiago, all’Atletico Madrid. Società nella quale milita Heitinga, e nella quale, a giugno, si svincolerà Maxi Rodriguez, gestito dalla Img, cooperativa di procuratori che già gestiscono Salihamidzic, Yago, di ritorno dal Bari, e Sissoko. Così, ceduto Tiago all’Atletico Madrid, società con la quale potrebbe essere imbastita una alleanza “di fatto” in chiave mercato, a conferma della capacità di Bettega, per anni presidente del G14, di gestire il comparto mercantile bianconero, la Juventus avrebbe la possibilità di tornare sul mercato. Magari soffiando Zapater al Genoa. Ogni manovra ed ogni decisione, verrà comunque vincolata alla scelta finale sul futuro di Ferrara, per il quale sarebbe già stata studiata una mossa per evitare di creare ulteriori crepe nel bilancio sabaudo. Nessun esonero, in favore di una conversione del contratto da allenatore con un incarico all’interno della società. Magari non più legato alle vicende del settore giovanile, da poco affidato al duo composto da Pessotto e Carrera. Ma direttamente connesso con le vicende della prima squadra…

Fonte: di Alvise Cagnazzo per Nesti Channel . carlonesti.it

Secondo l’edizione odierna de La Gazzetta dello sport, dopo l’eliminazione dalla Champions League, la Juventus sarebbe pronta a rivoluzionare il proprio organico. Si inizierà ovviamente con delle cessioni, con Molinaro sempre più vicino al Napoli.

Potrebbero esserci tuttavia soprattutto in attacco, secondo la “rosea”, i maggiori stravolgimenti: Amauri non sarebbe più considerato incedibile, e davanti ad un’offerta di 20 milioni di euro potrebbe lasciare il club bianconero, che starebbe da tempo lavorando sottotraccia per assicurarsi le prestazioni di Giampaolo Pazzini.

 

Fonte: Gazzetta dello Sport