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Dopo le nuove intercettazioni sul Milan, Galliani si “ribella” contro i giornali ma per la prima volta è preoccupato ed emergono tre nuovi documenti compromettenti.
Nella primavera 2005 in almeno tre riprese gli investigatori descrivono il “sistema rossonero” di condizionamento degli arbitri. Oggi l’incontro con Guido Rossi, ma il commissariamento della Lega è nelle mani di Borrelli. Se Adriano Galliani venerdì era «incazzato nero» contro certi giornali e sabato preferiva tacere per non esternare la sua «rabbia», ieri mattina, al terzultimo giorno di questo mestissimo raduno degli sponsor del Milan in Costa Smeralda, è esploso. Ma per la prima volta si è cominciato a preoccupare seriamente: ha chiamato l’avvocato Cantamessa, ha dettato un comunicato tonitruante («Il Milan si ribella») e ha iniziato a pensare a mettere su una vera difesa. Per la sua traballante poltrona di presidente di Lega e per il Milan che mai come ora è parso rischiare la retrocessione.
Sono passati appena venti giorni da quando Silvio Berlusconi, trionfante al fianco del suo vice, disse che il Milan pretendeva almeno due scudetti sottratti ai rossoneri dal sistema Moggi. «Siamo le prime vittime» è stato il tormentone di questa settimane. Una affermazione che oggi, alla luce delle indagini dei carabinieri di Roma, appare avventata anche a molti tifosi milanisti.
Dicevamo di Galliani. Che ieri ha avuto la conferma di aver perso definitivamente anche lo storico appoggio del primo quotidiano italiano, la Gazzetta dello Sport. Dopo l’attacco di sabato dell’ex direttore Candido Cannavò, ieri la rosea è andata giù piatta. La cosa che più ha fatto imbufalire Galliani non è stato l’autorevole fondo con cui il vice direttore Ruggero Palombo ha promosso il Milan al secondo posto della speciale classifica di Calciopoli alle spalle della Juve di Moggi
E’ stato un perfido trafiletto, in coda al giornale, nella pagina dei libri, dove un anonimo estensore (il direttore?) lo invitava senza mezzi termini a fare come il “Barone Rampante” di Calvino: salire sulla prima mongolfiera che passa e sparire. Togliersi dai maroni , direbbero dalle sue parti. Mollare la presidenza della Lega.
Ma non è finita. La cosa che più lo ha allarmato non è stato il puntuale resoconto in cui il capo dello sport de La Repubblica Fabrizio Bocca ha messo a nudo «il sistemino Milan» ironizzando sul «lato comico della vicenda», ovvero sulla «faccia tosta» di Moggi che dava all’alleato rossonero «qualche bella fregatura». E’ stato l’accostamento, che quasi tutti i giornali hanno fatto, fra il suo incontro odierno – programmato da tempo – con Guido Rossi e la presunta convocazione del commissario della Federcalcio per mandarlo a casa. E ancora, fra il suo tentativo di ridimensionare le responsabilità del Milan nonostante le intercettazioni, e la considerazione opposta di Borelli sul fatto che la rete del malaffare del pallone fosse molto estesa.
Ecco, Borrelli. Il nuovo capo dell’Ufficio indagini federale è il vero spettro che agita le notti e i giorni dei dirigenti rossoneri. Non solo perché quando era il procuratore capo di Milano fece vedere i sorci verdi a Silvio Berlusconi. Ma perché proprio Borrelli può essere lo strumento che consentirà a Guido Rossi di fare quell’intervento risolutivo che ormai tutti aspettano: commissariare Galliani o almeno, costringerlo ad un passo indietro che consenta ai club di A e B, che pure lo votarono compatti, di scegliersi una guida libera da conflitti di interesse. E soprattutto libera dal peso ingombrante di intercettazioni ed indagini sempre più compromettenti.
Tutto dipenderà da come Borrelli concluderà le indagini fra meno di due settimane: se il Milan sarà tirato in ballo pesantemente, come pare inevitabile, nessuno potrà salvare Galliani. Che questo lo sa benissimo e si agita in maniera scomposta. Facendo altri danni. Sabato, per smontare l’ipotesi di una combine in Udinese-Milan, ha detto di aver comprato Janculovsky «sei mesi prima»: quando era vietato, ha subito notato Zamparini. Ieri, si è fatto schermo di un passaggio dell’informativa dei carabinieri in cui le responsabilità del Milan sarebbero inferiori a quelle della Juve di Moggi. Cosa che nessuno discute. Ma che il Milan fosse parte del sistema malato è provato dagli investigatori aldilà di ogni ragionevole dubbio.
Il primo documento che inchioda il Milan è datato 29 marzo 2005. E’ una richiesta di proroga delle indagini, in corso ormai da dieci mesi. A proposito del sistema Galliani si legge: «Nello specifico settore le risultanze emergenti dalle attività tecniche in atto e dalle complessive indagini continuano invece a produrre elementi utili a conferma delle attività di controllo del potere arbitrale e delle conseguenti commistioni ed attività di pressione esercitate in particolare sui designatori da parte della società calcistica del Milan. Infatti, sulla base degli elementi acquisiti si è riscontrato che, mentre sul piano decisionale-politico del sistema calcio vi sono interessi condivisi tra le due società ed in particolare una sostanziale convergenza, sul piano meramente sportivo, invece, vi è un serrato confronto – in relazione anche all’altalenanza dei risultati sportivi – tra il gruppo guidato da Moggi e quello guidato dai dirigenti del Milan.
Entrambi i contendenti, per la parte di competenza, hanno instaurato rapporti di natura commistiva con tutto il sistema arbitrale ed in particolare con i designatori su cui ognuno dei due gruppi fa pressione per giungere al proprio fine. L’attività tecnica sta facendo emergere in maniera chiara che i due poteri forti del calcio italiano, ossia la JUVE ed il MILAN pur se alleati per quanto riguarda le scelte di palazzo, risultano, invece, avversari per quanto riguarda il sistema arbitrale
Due settimane più tardi, in una nuova richiesta di proroga delle indagini, il passaggio è ancora più netto. L’attività tecnica in atto continua a produrre conferme ed elementi utili sull’attività di controllo del potere arbitrale da parte del MILAN.
Sulla base degli elementi acquisiti si è ancor di più comprovato ( ) che l’altro corpo e forte potere del calcio italiano è il MILAN: questi, contrapponendosi sotto alcuni aspetti a quello della Juventus, determina a proprio favore tutta l’attività calcistica, le designazioni arbitrali, nonché le decisioni di questi, senza dimenticare che il Presidente del Milan è anche il Presidente della Lega Calcio».
Passano altre due settimane e si registra una terza richiesta di proroga: «L’attività tecnica continua a fornire ampie conferme che anche il MILAN – in misura autonoma e comunque non organizzata – riesca ad incidere su alcune decisioni arbitrali».
ECCO COME L’ADDETTO AGLI ARBITRI ROSSONERO MEANI, CON IL CONSENSO DI GALLIANI, SPINGEVA I SUOI UOMINI AD OCCUPARE LE POLTRONE DI AIA E CAN.
Le spintarelle di Adriano: D’Addato e Marano.
La ramificazione del potere del Milan, secondo le indagini dei carabinieri, si dimostra anche con le pressioni esercitate da Leonardo Meani, con il consenso di Galliani, per piazzare alcuni suoi uomini all’interno dell’Aia e della Can. Sono tre i nomi finiti nel mirino degli investigatori: Pasquale D’Addato, Salvatore Marano e Claudio Puglisi. Per i primi due le spintarelle sono andate a buon fine, di quella data al terzo invece non ci sono tracce. Partiamo da Pasquale D’Addato, 59 anni, di Bisceglie in provincia di Bari. Dirigente provinciale della Confcommercio, già primo direttore del Comune di Bisceglie, è commissario di campo dal 1974, con una lunga trafila dai campionati giovanili fino alla serie A. Ha un rapporto molto stretto con Leonardo Meani, lo chiama spesso per avvisarlo anche quando sarà osservatore arbitrale di una partita del Milan (è lui che giudicherà De Santis il 27 febbraio 2005 dopo la vittoria rossonera nel derby con l’Inter, 1-0 rete di Kakà). Ma è soprattutto nelle fase finale della stagione che D’Addato intensifica il suo rapporto con Meani: telefonate esplicite, in cui raccontava di colloqui avuti con Paparesta e chiedeva all’addetto agli arbitri rossoneri un aiuto per diventare il nuovo presidente Aia della Puglia. Meani, come dimostrano delle intercettazioni qui a fianco, raccoglie l’invito e poi chiama Lanese per raccomandarlo. E’ la fine di maggio del 2005, ad agosto D’Addato viene nominato dal presidente della Figc Carraro, su designazione presentata da Lanese, nuovo presidente del Comitato Regionale Arbitri della Puglia, il «primo non originario di Bari» (come dirà lui stesso appena saprà della promozione), al posto di Matteo Solimando, promosso a titolare del servizio di consulenza giuridico amministrativo e fiscale del Comitato Nazionale dell’Aia. A D’Addato arriva nelle mani una legione di circa 1600 fischietti, fra i quali, dice D’Addato, «due fuoriclasse come il barese Gianluca Paparesta e il molfettese Nicola Ayroldi». A poco meno di un anno dal suo insediamento, D’Addato è ancora in carica. «Non è in sede, è fuori per lavoro», ci hanno risposto negli ultimi giorni dalla sede Aia pugliese.
Ma le spintarelle rossonere non si fermano a D’Addato. Un altro a beneficiare della raccomandazione di Meani è Salvatore Marano di Acireale, che grazie all’ok avuto anche da Galliani, entra a far parte della Can di serie C presieduta da Claudio Pieri e composta da Robert Anthony Boggi (Salerno), Martino Ghidoni (Cremona), Luciano Luci (Firenze), Antonio Serrao (Roma 1) e Sergio Zuccolini (Reggio Emilia). «Così abbiamo un pò di controllo anche nelle categorie inferiori, è meglio!», diceva Meani a Galliani. «Spinga pure», rispondeva il presidente di Lega. I risultati si sono visti.
PER LUI I DESIGNATORI VENIVANO “TRANVATI”
E il “suo” guardalinee debutta ai Mondiali:
Cristiano Copelli domenica a Messico-Iran con Rosetti, l’arbitro che gli è antipatico.
Da Pietro Ingargiola a Mahmoud Ahmadinejad. Dagli spogliatoi dello stadio Granillo, dove fu rinchiuso da Moggi il 6 novembre 2005 insieme a Paparesta, a quelli del Franken Stadion. Da Virgilio, piccolo centro di diecimila abitanti in provincia di Mantova, a Norimberga, dove domenica prossima sarà uno dei due assistenti di Messico-Iran, la prima partita del gruppo D dei Mondiali, probabilmente sotto gli occhi del presidente iraniano. Cristiano Copelli, 39 anni da compiere il prossimo 14 giugno, assistente internazionale, di professione assicuratore con l’hobby della lettura, è uno degli uomini più vicini al sistema-Milan. Il legame a doppio filo con la società rossonera è dimostrato dalle indagini svolte dal Nucleo operativo dei carabinieri di Roma. Copelli non solo è un confidente di Meani, ma è anche molto protetto dal potentissimo addetto agli arbitri rossonero, che per lui è pronto a «dare tranvatine» ai designatori. Copelli sembra molto addentro alle logiche della società di Via Turati, tanto che Meani arriva a dire «spiegherò a Galliani che questo è un nostro uomo» e che lo stesso Copelli gli risponda in un’occasione « i giochi sono al nostro interno ed al nostro esterno». Copelli con Meani ha un rapporto molto intenso, parlano spesso spaziando su molti argomenti. L’addetto agli arbitri arriva anche a dirgli che ha parlato con Carraro, al quale ha detto che nel calcio «c’è troppa merda». Ma insieme analizzano anche il comportamento di Massimo De Santis, quello che si è poi rivelato il fischietto numero uno all’interno della cupola moggiana. «De Santis – dice Meani – si è messo ad arbitrare, secondo me ha capito che deve togliersi il servilismo ed andare per la sua strada, io penso che lui deve aver capito che se fa il servo». E sempre a lui Meani racconta di Moggi che «come dice GALLIANI, quando si incazza, che quello là non può pretendere di comandare il calcio italiano, perché lui dice è troppo comodo allora e Berlusconi, Moratti, in piccolo Zamparini sono tutti coglioni che mettono i soldi mentre lui comanda e fa quel ***** che vuole». Ma è quando si tratta di proteggerlo che Meani dà il meglio di sé. Quando Copelli sbaglia in un Sampdoria-Palermo, concedendo un rigore inesistente ai blucerchiati in pieno recupero, l’addetto agli arbitri rossoneri si mette subito in moto per “salvarlo”. «Mi hanno massacrato – gli racconta Copelli , anche Bergamo (…) Leo ti ringrazio e ringrazio tantissimo Ramaccioni di cuore, perché in questo momento mi stanno, mi stanno arrivando delle legnate addosso che la metà bastano. Io chiamo Bergamo, mi ha distrutto, che probabilmente, anzi sicuramente hanno sbagliato tutto, che io non merito la fiducia che mi toglie la gara internazionale che devo andare a fare che probabilmente mi toglie la selezione dei 4 assistenti per…i mondiali mi è venuto in mente il calcio di rigore sai continua a dire la volontarietà ma dico, scusa ma il calcio di rigore dato alla Juve da Ceniccola? Bergamo me ne ha dette di tutti i colori, cioè mi ha mi ha massacrato!…proprio cioè mi ha proprio rasato al suolo io ti tolgo tutte le gare internazionali!». Da Meani gli arrivano subito rassicurazioni: «Ma adesso io gli parlo (a Bergamo, ndr)Adesso fai passare una settimana poi gli arriva gli arriva una tranvatina nostra, vedi che si raddrizza». Dopo alcune proteste del ds del Palermo Foschi in tv che irritano molto Copelli, da Meani gli arrivano altri conforti: « Tu stai tranquillo! Adesso ci penso io, io appena passa la partita questa qui col Chievo mercoledì, io parlo con Galliani, lui lo sa Galliani, gli dico: senta questo qui è un nostro uomo gli dico io».
Ma, a sei giorni dal debutto Mondiale uno al fianco dell’altro (la terna di Messico-Iran sarà Rosetti-Stagnoli-Ayroldi), è un’altra conversazione a sconvolgere quella che potrà essere la quiete degli arbitri italiani al Mondiale. Secondo quanto emerge dalle informative, non c’era un buon rapporto fra Copelli e l’arbitro torinese Rosetti. Copelli, infatti, “definisce l’arbitro una persona dalla quale guardarsi bene e fare attenzione, il riferimento è sempre diretto verso la direzione juventina: «Bisogna stare attenti con Roberto, guarda che non è proprio così eh attenzione, attenzione eh adesso, adesso iniziano le battaglie eh attenzione». Con Meani che gli risponde «si stanno muovendo le batterie pesanti», «adesso sono uscite dal gioco le corazzate». Non solo la Nazionale, ci sarà tensione anche fra gli arbitri italiani al Mondiale.
Ecco chi sono , sono i veri graziati di calciopoli, dopo la Juventus c’erano loro.
Questo è uno degli errori storici dell’Italia, fare una giustizia parziale che si rivela spesso controproducente. E’ incredibile come Luciano Moggi sia stato cacciato mentre Adriano Galliani , il suo braccio destro , è ancora li’.
Ed evidentemente ancora comanda.
Caro Silvio hai visto che Milan? E’ questa la domanda che sicuramente vorrebbe rivolgere Leonardo a Silvio Berlusconi ma il suo stile glielo impedisce. Dopo le critiche del presidente post Manchester infatti la squadra si è stretta intorno al mister, ad ogni gol i giocatori hanno abbracciato Leonardo e anche nelle dichiarazioni del dopo partita si è capito chiaramente da che parte sta la squdra. Adriano Galliani ha voluto minimizzare l’accaduto rivendicando la libertà del tecnico ma qualcosa è cambiato.
C’è un pò di freddezza tra presidente e allenatore, questo è innegabile. Lo stesso mister, che a fine partita ammette di aver sentito il presidente ma di non aver chiarito nulla perchè non c’è niente da chiarire è un segnale forte. Per la serie “patti chiari e amicizia lunga”. La squadra è questa e sta ottenendo più di ciò che era lecito aspettarsi. La sfida con la Fiorentina è una straordinaria occasione per alimentare ulteriormente le speranze scudetto. Contro la squadra di Prandelli ci sarà la scontata conferma del tridente offensivo che grazie ad un Ronaldinho in versione spagnola, sta facendo la differenza.
Della prossima stagione e del futuro sulla panchina rossonera se ne parlerà più avanti, ora l’attualità del campionato è troppo importante ma a tempo debito, c’è da scommetterci, ci sarà anche il chiarimento definitivo con il presidente. Un allenatore così merita una campagna acquisti finalmente da Milan.
Fonte: editoriale di Stefano Donati per MilanNews.it
Passo avanti del Milan di Leonardo nella roccaforte del Bari. E’ una vittoria (la sesta in trasferta) del gruppo. Come dire: l’unione fa la forza. C’è la netta sensazione che la truppa rossonera stia acquisendo sicurezza e fiducia nei propri mezzi, quasi che le ultime polemiche interne abbiano avuto il pregio di compattare il gruppo attorno a Leonardo che, con le sue pacate e intelligenti dissertazioni in difesa della squadra, ha ottenuto il consenso generale dei suoi giocatori e dato una lezione di stile a molti addetti ai lavori. La classe non è acqua. Le note positive provenienti dal San Nicola sono confortanti. Incomincio dallo straripante Ronaldinho, lasciata la fascia laterale si è accentrato e così negli ampi spazi è riuscito a deliziare la platea con giocate altamente spettacolari. Dinho ha confezionato l’assist numero 13 (e non 12 come scritto da più parti visto che con l’Udinese ha regalato 3 passaggi gol, l’ultimo dei quali su punizione rimpallata). Ancora una volta ne ha beneficiato Marco Borriello autore di un gol in mezza rovesciata (è il terzo!) semplicemente strepitoso. Il totale dello score stagionale di Marco è di 9 reti (8 in campionato , 1 in Champions). L’ abituale standard di elevato livello ha caratterizzato la partita di Massimo Ambrosini. Massimo, tanto per cambiare, ha fatto il boia e l’impiccato sdoppiandosi in più ruoli con risultati egualmente ottimali. Poi ecco Pato, tra luci (il gol del 2 a 0) e ombre ( ha causato il rigore poi parato da Abbiati).
Ora il bottino del Papero è di 9 reti in campionato e 2 in Champions. Altra nota lieta è Christian Abbiati.. Nelson Dida non s’adombri, ma Christian, oggi, garantisce qualità e continuità di rendimento. Il super intervento sul penalty, calciato da Barreto, è da primo della classe. Bene Abate, anche nella fase difensiva che notoriamente è il suo tallone d’Achille. Il 67 % di possesso palla è una chiara dimostrazione della netta prevalenza dei rossoneri. Il Milan è riuscito a incanalare la partita sui binari più congeniali abbassando il ritmo, facendo girare la palla, tenendo la squadra corta e molto alta. I pugliesi, consapevoli di non attraversare un buon periodo di forma, hanno emulato il Livorno e il Bologna cercando di chiudere ogni pertugio, pronti a colpire in contropiede. In realtà sia Alvarez che Rivas, un tempo frecce acuminante dell’attacco barese, si sono rivelati pochi incisivi. Il 2 a 0 finale permette al Milan di recuperare altri due punti sulla capolista. Ora siamo a meno 7 con una partita (difficile) da recuperare in quel di Firenze. Quasi sicuramente andava accordato un altro rigore per una trattenuta in area di Daniele Bonera su Salvatore Masiello. Daniele, schierato a sinistra, ha disputato un buon match con l’unico neo rappresentato da quella ingenuità che poteva costare cara . Sono convinto che Mourinho non mancherà di sottolineare il penalty non concesso al Bari catalogandolo tra le prove evidenti dei privilegi riservati ai “nemici” dell’Inter. Allora è il caso di ricordare, senza alcun vittimismo, che proprio l’ arbitro portoghese (il Signor Benquerença) di Milan-Manchester non ha espulso Rooney. Riporto quanto scritto da un noto quotidiano sportivo: “Rooney già ammonito ha commesso un bruttissimo fallo su Thiago Silva: gamba tesa, a martello, all’altezza dello stinco, poteva spezzargli la gamba. Wayne secondo le normative Fifa andava sanzionato un cartellino rosso o almeno un giallo che sarebbe stato il secondo (il primo comminato alla fine del primo tempo).
Era il 19′ della ripresa, due minuti dopo l’inglese avrebbe segnato la rete dell’ 1-2.” A tale episodio va aggiunto quanto accaduto col Livorno e col Bologna dove ci sono stati due possibili rigori non fischiati al Milan ( fallo di Lucarelli su Thiago Silva, deviazione di mani di Lanna su cross di Abate). Ciononostante non ci sono state interpellanze parlamentari, pubbliche lamentale, e neppure pesanti accuse ai direttori di gara o al sistema calcio. Toni troppo esasperati, nervosismo, reazioni scomposte, isterismo del pubblico spesso condizionato
da dichiarazioni di dubbio gusto dell’allenatore istigano alla violenza. Vincitori e vinti dovrebbero dimostrare serenità di giudizi e più sportività. In chiusura un appunto ai tifosi rossoneri. A San Nicola si è registrato il tutto esaurito (51.943 spettatori con incasso record assoluto di 1.290.974 euro) il che vuol dire che il Milan continua avere il gradimento del pubblico. Cosa che non succede a San Siro visto che tra tesserati e paganti, c’è una media 20-25 mila spettatori. Forse “questo Milan”, sia pure costruito in economia, meriterebbe un maggior seguito.
fonte: Tiziano Crudeli per MilanNews.it
Ed ecco che, inevitabile, parte il processo al Milan. Una breve rassegna dei quotidiani di oggi, oltre a soffermarsi sullo scandaloso furto di Monaco di Baviera, ci mostra come l’argomento principale sia senza dubbio la rovinosa caduta casalinga dei rossoneri con il Manchester United, e le pesanti conseguenze che potrebbe comportare in chiave futura.
E’ evidente che disperarsi non serve, anche se il fatto che nessuna squadra abbia mai sconfitto lo United per 2-0 in Champions League all’Old Trafford, non è certo motivo di particolare ottimismo. Il morale, tuttavia, scende ancora di più sviluppando alcune preoccupanti considerazioni in vista della prossima stagione. Ciò che emerge è infatti che, con un cammino europeo interrotto già agli ottavi, le entrate sarebbero insufficienti per garantire un’estate all’altezza sotto il profilo dei rinforzi.
Troppo pochi i fondi cui attingere, vista la nuova politica dell’austerity varata da Berlusconi, ed il rischio concreto di una rivoluzione all’incontrario. A rischiare il posto, anche alcuni nomi illustri, senza contare che da qui a poco bisognerà valutare il rinnovo del contratto di Ronaldinho.
Che Dzeko, Krasic e compagnia finiscano per restare chimere? Tanto, forse tutto, si deciderà nella gara di Manchester: Leonardo sa di rischiare pesante (in caso di eliminazione, saremmo di fronte ad una stagione fallimentare a febbraio fuori da tutto, ed ha intenzione di cambiare qualcosa, da Abbiati, a Seedorf per finire a Inzaghi e Borriello. Basterà per l’impresa o saranno ancora…zeru tituli?
Nessuno poteva legittimamente pretendere che questo Milan risparmioso e figlio della grande austerità vincesse la Champions League. Ci sono squadre costruite col massimo delle ambizioni e degli investimenti che poi puntualmente salutano la compagnia con largo anticipo. E’ il caso dell’Inter, ad esempio, o del Real Madrid, da cinque anni fermo al capolinea degli ottavi. Leonardo si è inventato coi vecchietti che hanno fatto il ciclo ancelottiano più quel niente che la società gli ha messo a disposizione una squadra divertente e spettacolare, che in campionato sta dove soltanto le difese d’ufficio di Galliani e l’ottimismo utopistico di Berlusconi l’accreditavano in estate.
Questo Milan, al cospetto del Manchester United finalista di Champions da due anni a questa parte, ha giocato senza paura, senza complessi di inferiorità, guardando negli occhi l’avversario. L’Inter, un anno fa, non lo aveva fatto, radicalizzando la sua psicosi e chiudendo a San Siro con uno 0-0 imbarazzante e zero tiri nello specchio di porta. Il Milan no. Ha liberato il futebol bailado di Ronaldinho, accarezzato il 2-0 col suo centravanti di riserva, bersagliato Van Der Sar come l’orsetto al tirassegno del luna park. Il primo tempo del Milan è stato esemplare.
La sfortuna di prendere un gol che così casuale si è visto poche volte, per giunta nel momento in cui la squadra è in dieci per l’infortunio, ha ucciso la convinzione della squadra, che non ha ricambi all’altezza e che non ha una tenuta fisica illimitata.
Ma il ruggito nel finale, con tre occasioni in sequenza e il pareggio sfiorato, pur nella consapevolezza che gli altri son più forti, certifica che il Milan ha tempra morale, cuore e orgoglio e che non deve affatto vergognarsi di uscire dall’Europa, se così dovrà essere, dopo aver onorato al massimo la competizione.
“E’ giunto il momento di tirare fuori tutto, siamo arrivati ad un momento decisivo della stagione”. Leonardo carica il Milan alla vigilia della sfida contro il Manchester United. “Sarà una tappa importantissima sia per la stagione del Milan, sia per molti giocatori. Quando arrivano sfide di questo livello ci esaltiamo. Dovremo cercare di trovare l’equilibrio giusto tra il non subire gol e provare a fare loro male”, è la sintesi del brasiliano.
Che aggiunge: “Le due squadre si conoscono bene, non solo per le partite del passato recente, ma anche perchè si studiano continuamente. La squadra di Ferguson esce da un momento difficile: avevano molto giocatori infortunati. Il Milan dovrà mantenere il proprio gioco”.
L’allenatore rossonero inquadra il match nella logica del doppio confronto: “Ogni partita si presenta in maniera diversa, la Champions League si gioca con gare di andata e ritorno ed è diversa dal campionato. Abbiamo a disposizione 180 minuti per decidere questa fase.
Non subire gol è un obiettivo del Milan, ma il Manchester United è una squadra che cerca sempre di fare gol. Non ci sono un Milan vecchio e uno nuovo. In situazioni come queste c’è bisogno di tutto e questa squadra ha a disposizione tutte queste cose: è un nuovo Milan con tanti giocatori che qui hanno vinto tanto”.
Sarà una serata speciale per David Beckham. “La società è sempre stata chiara sulle intenzioni nei confronti del giocatore. Personalmente ho voluto il suo ritorno. Beckham è importantissimo negli spogliatoi, non solo per l’esperienza di giocatore che ha acquisito nei club in cui è stato, ma anche perché è uno che ha carisma”, ha concluso Leo.
Si chiama Diego Alves (24) ed attualmente difende i pali dell’Almeria il possibile futuro numero uno del Milan. L’estremo difensore, già nel giro della nazionale brasiliana, è seguito anche dal Real Madrid, ma nel corso di un’intervista ha fatto sapere di essere attratto dai rossoneri:
“Sarebbe bellissimo giocare a San Siro assieme a tutti gli altri brasiliani, ma la cosa più importante sarà non far della panchina. Ora, però, sono concentrato su questo campionato, con l’Almeria non vogliamo retrocedere”.
Miglior attacco del torneo a inizio anno, peggiore della serie A nelle ultime tre. Cosa è cambiato nel Milan? La testa, purtroppo, dopo aver pestato il muso nel derby. E su questo aspetto non è facile per Leonardo lavorare.
Voglia, entusiasmo e convinzione o ce li hai, o non te li puoi dare.
Possibile che la svolta arrivi invece a livello di modulo e uomini. Non servono le cifre a rimarcare le attuali difficoltà realizzative della squadra: 1 solo gol in 360 minuti tra campionato e Udinese in coppa Italia; anche l’andazzo del derby, con la squadra incapace di concretizzare la superiorità numerica e le tante sterili offensive, dice tutto.
Se Leo aveva già riequilibrato il Milan fantasia con l’inserimento di un mediano in più, passando al 4-3-3 con Beckham nel tridente.
Senza Pato, la quadra ha viaggiato a 4 gol di media a partita. Dal derby in poi è siccità. Come cambiare? L’unica – e Leo ci sta pensando – è tentare con le due punte di ruolo. Cosa che potrebbe indirettamente disegnare un 4-4-2, reso possibile dalla presenza di esterni adattabili come Beckham e Mancini. Si verrebbe a creare il problema Ronaldinho, cui piace partire da sinistra, ma probabilmente non fare l’ala. Automatico, invece, il sacrificio di Seedorf. Più Huntelaar che Inzaghi vicino a Borriello
Inzaghi non parte titolare in campionato da Napoli-Milan del 28 ottobre.
Nel nuovo anno Pippo ha avuto spazio per 31 minuti; Huntelaar, decoroso nel derby, penoso contro il Bologna ha avuto spazio per 130minuti.
E’ una lotta tra poveri, ma l’orientamento di leo è molto chiaro.
E’ scoppiato il caso Seedorf in casa Milan.
Bologna-Milan minuto 16 della ripresa: Leonardo inserisce Huntelaar al posto di un impalpabile Clarence Seedorf, il numero 10 non gradisce e non lo nasconde nè ai compagni in panchina, nè al tecnico, nè tantomeno all’occhio delle telecamere che immortalano tutto.
Gesticola animatamente, evidentemente arrabbiato, Gattuso guarda per terra e forse prova a calmarlo, Beckham fa finta di non vedere mentre il saggio Favalli fa il pompiere. Con chi ce l’aveva l’olandese? Con sè stesso per la prestazione incolore? Difficile conoscendo il personaggio. Con qualche compagno particolarmente indolente (vedi Ronaldinho)? Forse.
Con mister Leonardo? Più probabile. Il tecnico ha provato a smorzare: “Sono sicuro che era uno sfogo positivo” ha detto nel dopo partita, non riuscendo a nascondere però un discreto imbarazzo. E pensare che proprio Leo lo aveva difeso sabato in conferenza stampa concedendogli di prendere parte domani al fianco di Kofi Annan al convegno londinese ‘One Young World’, invece che allenarsi a Milanello come i compagni. Quel che è sicuro è che Seedorf non è solito ad essere sostituito, non lo era per niente ad esempio con l’amico Carlo Ancelotti, e forse quella rabbia era rivolta proprio a Leonardo. Ma guai a chiedergli con chi ce l’avesse, lui cade dalle nuvole.

Amantino Mancini, in prestito dall'Inter al Milan
A causa dell’infortunio di Pato, il Milan sta giocando con Beckham esterno d’attacco. La mancanza di un vero esterno destro offensivo si è fatta sentire, tanto da indurre la dirigenza rossonera a prendere Amantino Mancini, 29enne ex giocatore della Roma.
Il Mancini dei tempi della Roma sarebbe perfetto per il Milan ma, dopo tanta inattività, bisognerà verificare le condizioni fisiche del brasiliano. Beckham così tornerebbe sulla linea mediana davanti ad Abate. La fascia destra, in questo modo, garantirebbe classe, velocità e cross, sperando che Beckham ( il secondo acquisto di gennaio) torni a giocare come l’anno scorso.
L’ ultimo acquisto è il ventenne Adiyah che, per il momento, è un ‘oggetto sconosciuto’ che potrebbe avere spazio durante il resto della stagione






















