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Sembrava una conferenza normale, quella di ieri nella sala stampa del Giuseppe Meazza di Milano. Partita spettacolare, una gara da tutto esaurito, ottimo calcio, spettacolo per i paganti e non, anche in vista del ritorno del 16 marzo: aperto più che mai.
Le parole di Mourinho sembravano totalmente incentrate sull’ottima prestazione dei suoi, che tornavano alla vittoria casalinga in Champions in uno scontro diretto con una big, che avevano dimostrato di potersela giocare alla grande anche a Londra.
Una puntata nostalgica nei confronti del suo passato londinese, la promessa di un professionismo esemplare: tutti gli ingredienti per una serata distesa.
Macchè, anche stavolta Josè non ce l’ha fatta, è bastato stuzzicarlo sulla vittoria del Milan a Firenze e sul clamoroso rigore non assegnato ai viola per portare a tutti i presenti in sala stampa, la sensazione di avere appena assistito ad uno dei classici attacchi che hanno contribuito ad accrescere la leggenda del tecnico portoghese. “Non ho visto, ma mi hanno detto che è successa la stessa cosa accaduta a Bari.
Però, al mio italiano deficitario, nelle ultime ore si è aggiunta una nuova espressione che non conoscevo prima: ‘abbassare i toni’. Quindi abbassiamo i toni (detto con accento fortemente ironico), anche se abbassando i toni io non ero in Italia ma c’è stato il grande scandalo di Calciopoli. Io non ero qui allora ma mi sono vergognato di far parte del mondo del calcio lo stesso. Io ero onesto e onesto sono tuttora, oggi c’era un rigore contro di noi. L’Italia, lo ripeto, non riuscirà a cambiarmi”.
Dopo gli zeru tituli, ed il rumore dei nemici, c’è un nuovo ipse dixit da aggiungere alla collezione: basiamo i tòni (vi assicuro, questa la pronuncia letterale dello Special). Erano gli ultimi minuti di conferenza: in cauda venenum.
Strana l’atmosfera che si respira di questi tempi alla Juventus, la quiete dopo la tempesta vede tutti sposare la teoria dell’ andiamoci piano con i trionfalismi, Zaccheroni non è Harry Potter ma la sua cura serve eccome, tra campioni sul viale del tramonto in piena fase di rinascita e una squadra capace di ricompattarsi i bianconeri pensano positivo sul retour match con l’Ajax e Gigi Buffon ottimista per natura e pronto a chiudere i conti con gli olandesi gia battuti all’andata, vincere anche in Europa porta ad incrementare l’autostima, sangue nuovo come direbbe qualcuno in vista degli scontri diretti con Palermo, Fiorentina, Sampdoria e Napoli, stagione lunga ma c’è tutto il tempo per salvare una stagione nata male.
Non siamo ancora fuori dal tunnel professa Zac, ma che le tensioni del passato siano ormai alle spalle lo testimonia anche Roberto Bettega che con aria divertita si mette a fare il verso ai tifosi dell’Inter il direttore generale bianconero fa svolazzare il suo fazzoletto bianco, facendo rivivere a Vinovo la mini “panolada” dopo un fischio di Zaccheroni in allenamento.
La lunghissima crisi di gioco e risultati della gestione Ferrara è lontana, in attesa dei recuperi definitivi di Camoranesi e Trezeguet si puo anche sognare e lanciare qualche frecciatina all’Inter, Bettega che qualche giorno fa mandava a dire a Mourinho di impicciarsi dei fatti suoi ora si diverte col fazzoletto in mano, non finisce qui il gesto al popolo nerazzurro sembra non essere proprio piaciuto.
fonte:Telelombardia – qsvs.it
In occasione di Milan-Manchester, tra gli spettatori illustri c’era anche l’attaccante dell’Inter, Mario Balotelli. Tifoso rossonero da bambino, SuperMario non ha voluto perdersi il big match di Champions. La recidività del fatto (Balo aveva già assistito al match contro il Novara), ha indispettito il popolo nerazzurro che su Facebook ha aperto un sondaggio per sondare il pensiero dei tifosi: “Manca di rispetto a società e tifosi”.
Ancora una volta quindi, il social network più famoso, si dimostra cartina al tornasole dell’umore del popolo calcistico. A poche ore dalla sua creazione, l’evento facebookiano conta già centinaia di opinioni e altrettanti coloriti punti di vista dei tifosi. A stizzire i tifosi, per la maggior parte interisti, è la recidività dell’attaccante e il fatto che la sua fede rossonera sia stata resa pubblica dallo stesso giocatore in più di un’occasione. Da bambino infatti SuperMario era un tifoso rossonero e già in occasione del match casalingo del Milan contro il Novara, per la Coppa Italia, si era recato allo stadio.
Gesto indigesto al popolo nerazzurro che accusa il giovane attaccante di “mancanza di rispetto alla società e ai tifosi, coloro che lo pagano o che lo vanno a vedere”. C’è chi lo paragona a recenti ‘traditori illustri’ come Ronaldo e Vieri, veri e propri idoli della tifoseria nerazzurra, finiti poi a vestire la casacca degli odiati (sportivamente parlando) cugini.
MORATTI: “NON E’ UNO SCANDALO”
Non è affatto un problema per il presidente dell’Inter Massimo Moratti se uno dei sui giocatori, Mario Balotelli, era al Meazza per seguire la partita di Champions League del Milan contro il Manchester United. “Non ci vedo niente di scandaloso”, ha tagliato corto il numero uno nerazzurro a margine di un’asta di beneficenza. Tra una settimana anche l’Inter sarà protagonista in Champions, contro il Chelsea. “Noi siamo prudenti a dare giudizi – ha detto Moratti – di sicuro le partite contro le squadre inglesi sono difficilissime. Si è visto fra Milan e Manchester e anche noi affronteremo una squadra fortissima”.
Di sicuro, per la sfida contro la squadra allenata da Carlo Ancelotti il presidente interista si aspetta che Samuel Eto’o torni al top della forma: “E’ importante che lui voglia ritrovare la condizione in modo che esploda e faccia vincere l’Inter”. Contro il Chelsea comunque l’Inter, a detta di Moratti, non si affiderà alla scaramanzia: “Osservando la professionalità dei giocatori e di Mourinho potremo fare bene”.
Provo ad immaginare se in un enorme vocabolario del mondo del calcio vi fosse una voce per ogni singolo giocatore, cosa ci sarebbe scritto a quella dedicata a Mario Balotelli. “Talento straordinario dai comportamenti bizzosi e dal carattere difficile”, è quanto scriverei io per descriverlo in poche parole. Già, è proprio difficile descriverlo: quasi ogni giorno sentiamo parlare di lui, che sia per razzismo, per una sua prodezza sul campo, per qualche sua parola fuori luogo, per una multa, per storie di gossip, per atteggiamenti sbagliati nei confronti dell’avversario o del pubblico.
Tralasciando tutti questi aspetti che andrebbero trattati singolarmente con molta cura, ultimamente da Mario è venuta fuori un’altra abitudine che forse più di qualunque altra ha fatto innervosire i tifosi, ma stavolta non quelli avversari per sfottò o brutti comportamenti, ma quelli propri, i tifosi interisti: l’abitudine di andare a vedere le partite del Milan, manifestando pubblicamente senza alcun problema quella fede rossonera che ormai tutti conoscono. Ecco, in questo momento parlo anche a nome di tanti altri interisti che la pensano come me: vedere Balotelli in tribuna a vedere i match del Milan, cosa che è accaduta ieri in Milan-Manchester ma che già si manifestò in occasione di Milan-Novara, gara di Coppa Italia, infastidisce non poco.
Per carità, nessuna colpa, nessun reato, nessuno intende accusare Balotelli per questa sua nuova abitudine, però a mio avviso Mario dovrebbe capire che andare allo stadio a vedere le partite dell’altra squadra di Milano, con cui vige una rivalità sportiva ormai da più di un secolo, non è proprio un atteggiamento che può far piacere. I tifosi interisti, e mi ci metto anche io, hanno incitato SuperMario all’inizio della sua avventura con la maglia nerazzurra, quando era un 17enne, lo hanno difeso nei momenti più difficili e lo sostengono da una buona metà dell’Italia calcistica che lo critica per i suoi modi di fare, per il suo carattere, e per tanti piccoli gesti che fanno parte del personaggio, ma che non vanno d’accordo con quello che dev’essere il comportamento adeguato di un giocatore che rappresenta una società gloriosa come l’Inter. Eh sì, di questi tempi vale la pena ricordarlo: Balotelli rappresenta l’Inter, non il Milan. Ecco, vedere un giocatore che è cresciuto nelle giovanili dell’Inter, che è forse il simbolo più lampante del grande lavoro a livello di ragazzi della società nerazzurra e dunque non uno qualsiasi, andare a vedere le partite dell’altra squadra di Milano, non fa proprio piacere ai vertici societari innazitutto, ed ovviamente anche ai tifosi.
Sia ben chiaro, quella di Mario è una semplice passione, ma per come la vedo io coltivarla così, in pubblico, quando rappresenti l’Inter e non il Milan, non è granchè rispettoso verso la società che ti rifornisce di uno stipendio da sogno ogni anno, e verso quei tifosi che in ogni occasione si sono schierati dalla tua parte. Non mi passa nemmeno per la mente di imporre ad un ragazzo di tifare per un’altra squadra, è una delle costrinzioni più assurde che possano esistere, però inizierei a fargli capire che il suo tifo milanista lo potrebbe tranquillamente esercitare tra le mura della sua villa: ad esempio, vi immaginate Lewis Hamilton, pilota della McLaren, che va a vedere la presentazione della nuova Ferrari? O Valentino Rossi che va ad ammirare le prove della Honda? Non sarebbe un comportamento bellissimo verso la propria tifoseria e verso la propria società. “Mario è fatto così, è una testa calda”, mi risponde qualcuno: d’accordo, ma anche Cassano era una testa calda, e proprio attraverso un processo di educazione si è portato il ragazzo su una retta via, mi sembra che oggi non utilizzi più gli arbitri come attaccapanni ai quali lanciare la propria maglia, tranne che in rarissimi casi che l’indole della persona non permette di modificare.
Per questo dico, Mario Balotelli ha ancora 19 anni, siamo ancora in tempo per farlo maturare come si deve e per portarlo sui binari giusti, per farlo esplodere definitivamente e per non perdere un potenziale campione mondiale. E per farlo crescere, si parte dalle piccole cose: già iniziare a fargli capire il discorso delle partite del Milan sarebbe un passo in avanti, perchè anche se non è grave, e su questo siamo tutti d’accordo, il rispetto verso l’avversario che tanti dicono che non possiede, lo potrà ottenere solo dopo aver ottenuto il rispetto verso la propria gente e la propria società…
L’importante sfida del San Paolo tra Napoli e Inter è sempre più vicina e Gabriele Oriali, importante uomo di mercato della società nerazzurra, intervenuto ai microfoni di sky, ha analizzato l’incontro ed alcuni intrecci di mercato che potrebbero esserci tra le due società nel prossimo futuro:
“Hamsik? E’ uno dei giocatori che potrebbero servire, ma non solamente a noi. Io al Napoli? No, ci sono stato da giocatore e nessuno in questo momento mi ha cercato. Devo dire, però, che quella partenopea è una piazza in cui tutti vorrebbero lavorare. Ad ognimodo, io non mi vedo lontano dall’Inter. La gara di domenica non sarà affatto semplice, loro sono in gran forma. Fortunatamente non c’è più Zalayeta, per noi una vera e propria bestia nera…”.
Uisito Suarez, grande ex bandiera della vecchai Inter, è stato contattato da Fcinter1908.it per un’interessante intervista. Allo spagnolo, oltre a qualche domanda sul derby giocato qualche settimana fa e nettamente “stradominato” dagli uomini di Josè Mourinho, è stata rivolta qualche domanda sul mercato invernale e su quello che verrà.
Buonasera Luis, ci sentiamo dopo il derby stravinto dai nerazzurri, in dieci e successivamente in nove, con una prestazione magistrale. Lei da ottimo pronosticatore aveva puntato tutto sui NERAZZURRI. Un commento sulla gara?
“Mah, poco da dire, abbiamo parlato sul campo, tutti davano favorito il Milan, e invece hanno dovuto inchinarsi alla supremazia dell’Inter. Una gara fantastica, quella giocata dalla squadra, in dieci uomini non si è disunita, qualcuno potrà dire che si è chiusa in difesa, ma la realtà dei fatti è che da grandissima squadra ha tenuto in mano il match per tutti e 90 i minuti, e poi, sul rigore parato da Julio Cesar…”.
Pandev, Milito, Eto’o. Un tridente da favola, sembra che giochino insieme da anni, e non dimentichiamoci di Mario Balotelli…
“Eccezionali, tre attaccanti che si completano, che si sacrificano, tornano a coprire, attaccano, si cercano. Un grande lavoro di Mourinho che ha saputo ottimizzarli. Mario, anche lui, un giovane con un futuro roseo”.
Balotelli – Mourinho, si parla di “CASO”…
“Ma quale caso, Mourinho deve gestire il ragazzo e lo sta facendo egregiamente, i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Il tecnico naturalmente pensa alla squadra, non solo ai singoli, lo ha dimostrato quando è arrivato Eto’o. L’ha subito considerato uno della squadra. Giusto così, anche perchè qualora dovessero andar male le cose, come purtroppo accade nel calcio, paga sempre l’allenatore”.
Nel mercato di gennaio sono arrivati Pandev e Mariga…
“Pandev non lo scopriamo oggi, un talento, Mariga mi piace molto. Giovane, con ampi margini di miglioramento. Se si applicherà, come farà sicuramente, si rivelerà anche lui un grande acquisto”.
Invece per la prossima stagione si è parlato ultimamente di Fernando Gago. Lei che è un grosso conoscitore del campionato spagnolo, come lo vedrebbe nell’Inter?
“Molto bene, anche lui giovane, ma con un grosso potenziale tecnico. Ora forse è un pò prestino, anche se di mercato non è mai presto per parlarne. Potenzialmente un acquisto eccellente, ma naturalmente non ne so nulla al riguardo. Non so se c’è una trattativa in corso, ecco”.
Inter regina nel mercato, nel campionato. E in Champions?
“La coppa è il solito discorso, dipende da come affronteranno la gara, ma vedo una luce nuova negli occhi dei ragazzi”.
Invece per quanto riguarda Mourinho? Molti giornali lo danno partente…
“Mourinho non andrà da nessuna parte, è una persona seria e allena una delle più grandi squadre al Mondo. Cosa c’è meglio dell’Inter?”
Mourinho è ufficialmente innamorato, calcisticamente, di Goran Pandevtanto da arrivare a definirlo “multifunzionale e spettacolare” e a rinunciare a cuor leggero al talismano Snejdeer per qualche partita. Un giocatore che ha il coraggio e la tecnica per tirare una punizione alla Sneijder nel suo primo derby contro il Milan, che ha l’altruismo per aiutare la squadra, sacrificarsi e tornare, ma anche la fantasia per mandare in porta i compagni, come dimostra l’assistenza perfetta a Milito in occasione del 3 a 0 al Cagliari.
Nella classifica dei re dei passaggi smarcanti del campionato tenuta da rigorosi e pignoli notai con gli occhialini però Pandev ne ha solo uno, quello a Samuel per il gol vittoria al Siena, neanche il lancio perfetto a Milito nel derby viene considerato un vero e proprio assist.
Coraggio, altruismo e fantasia ma anche opportunismo vicino alla porta. E’ un giocatore multifunzionale come l’aveva definito Mourinho nel giorno della sua presentazione, proprio quello che gli mancava per armare il tridente atomico che stava sognando di notte per tornare a rispolverare il suo caro vecchio 4-3-3.
Da parte sua l’attaccante macedone si sente rinato, i mesi delle udienze senza calcio adesso sono solo un ricordo e non può essere altrimenti perché anche i numeri sono dalla sua parte: da quando ha indossato la maglia nerazzurra numero 27 ha fruttato 4 vittorie e un pareggio in campionato, 2 vittorie in coppa Italia, 7 presenze e 3 gol e mezzo perché un mezzo gol l’ha anche segnato contro il Chievo all’esordio.
Dicevano che Mourinho se ne fosse innamorato subito, ancora prima del suo ritorno alla Pinetina, adesso però è chiaro a tutti che questa love-story non si basa solo sulla multifunzionalità, ma anche sul coraggio, sull’altruismo e sulla fantasia.
Il match tra Parma e Inter valido per la 22esima giornata della Serie A Tim, rinviato lo scorso 31 gennaio a causa di una forte nevicata che ha reso il campo impraticabile, rischia un nuovo rinvio, infatti, secondo le previsioni meteorologiche, sulla città emiliana per domani sera (giorno della partita, ore 20:45) è prevista una nuova allerta, causa una nuova precipitazione nevosa con intensificazione in serata.

Galliani,amministratore delegato del Milan
Qualcuno in uscita, qualcun altro in entrata: sembrava fosse scontato che a Milanello nulla si sarebbe mosso nel mercato di gennaio ed invece, in extremis, questo status quo potrebbe cambiare. Jankulovski, Flamini, Huntelaar: c’è un Milan che non gioca e che pensa ad un futuro diverso. Il ceko prova a riciclarsi a centrocampo per un modulo che in realtà però non c’è: in difesa è diventato la riserva della riserva, considerando che sia Antonini che Zambrotta gli sono avanti anni luce nelle gerarchie.
Il francese piace al City ma anche al Barcellona: il rinnovo di Gattuso ha cambiato totalmente le carte in tavola anche per lui e la Coppa Italia non gli basta. Huntelaar insiste e non vuole perdere la Nazionale: l’ambientamento al modulo di Leonardo non è stato facilissimo, per usare un eufemismo. Chi ha più chanche di andare via? Probabilmente chi ha maggiori richieste, ovvero Klaas: c’è il Tottenham, c’è l’Amburgo, ci sono diversi altri club di Premier League e Bundesliga, pronti a mettere in conto anche un trasferimento a titolo definitivo, non solo in prestito fino alla fine della stagione. Per il Milan che ha messo le mani su Dzeko non sarebbe poi troppo un male: resterebbe il problema di rimpiazzarlo per questa seconda metà di stagione. Un problema che invece non si verificherebbe per Jankulovski che, come detto, è in netta sovrabbondanza: la Roma ha fatto un sondaggio, il Wolfsburg (vi dice qualcosa?) anche. La valutazione economica è quella che è: intorno ai 5 milioni, non di più, ma il vantaggio rossonero è quello di potersi liberare di un ingaggio oneroso. Flamini dei tre ha il contratto più pesante, ma è anche il più giovane: fin quando le sue pretendenti si presenteranno con semplici richieste di prestito, il Milan difficilmente prenderà in considerazione l’idea della cessione. A giugno, o subito con soldi, se ne può parlare meglio: una plusvalenza eventualmente pura, visto che il francese era arrivato a parametro zero.
In entrata (ma solo in caso di uscita, è bene ribadirlo), Baptista può essere il nome giusto: può fare l’esterno nel 4-2 fantasia ed all’occorrenza anche la prima punta atipica, scambiandosi con Pato: piace a Leonardo ed è in ottimi rapporti con Ronaldinho e Thiago Silva, due dei nuovi “senatori” dello spogliatoio milanista. Per il ruolo di attaccante, il più caldo è quello di Nenè: giocatore interessante e con ancora tutto da dimostrare, ma gli ottimi rapporti con Cellino possono agevolare l’affare in caso di partenza last minute del Cacciatore. Difficilmente si interverrà in difesa, dove si lavora per l’anno prossimo (ultima idea, cavallo di ritorno, Clichy per la fascia sinistra) ma a gennaio ci si ritiene al completo: a centrocampo la situazione Flamini può sbloccarsi solo in caso di contropartite tecniche. L’interesse del Barcellona può rilanciare l’idea Yaya Tourè, meno probabile Keita, molto più stimato da Guardiola: da non sottovalutare la pista Ederson ma unicamente per giugno, anche perchè lo status di extracomunitario del brasiliano chiude ogni spiraglio invernale. In estate sarà dunque un’altra musica rispetto ad un anno fa: molto dipenderà da come terminerà la stagione, ma il Milan avrà a disposizione un budget di almeno 30 milioni di euro, a prescindere dalle cessioni, per rinforzarsi ulteriormente. Con il bilancio finalmente sanato dall’affare Kakà, il futuro può solo essere roseo: finalmente.
fonte:tuttomercatoweb

D'Agostino, prossimo giocatore del Napoli?
Repetita iuvant. Prima dell’inizio della campagna trasferimenti, quando si dava per fatto l’acquisto di Zhirkov – era una bufala, e si sapeva, sia per il costo del cartellino del giocatore, sia per l’ingaggio percepito – da parte del Napoli, avevo già esortato il presidente Aurelio De Laurentiis a comprare dei giocatori che possano far fare il salto di qualità alla rosa. Reputavo (e reputo tutt’ora) Andrea Dossena come un giocatore importante, ma non decisivo ai fini di una possibile qualificazione in Champions, mentre un acquisto come il russo – pagato diciotto milioni di euro dal Chelsea solo la scorsa estate – avrebbe messo il punto esclamativo sulle ambizioni europee del presidente De Laurentiis.
Napoli è una piazza che ha voglia di Champions League, parliamoci chiaro. Che la squadra ora sia quarta in classifica (attenzione, però, alla Juve: si riprenderà, e la Fiorentina è attualmente più forte del Napoli) e stia giocando un ottimo calcio, nessuno lo può negare. Il gioco del pallone è però formato da alti e bassi, Mazzarri non potrà sempre vincere (o pareggiare) col materiale che ha, soprattutto se l’attacco è spuntato. Il centrocampo, poi, non appare ancora a livello delle prime sei: comunque Lavezzi e Quagliarella potranno tornare ad assaggiare l’erba in tempi relativamente brevi (anche se un innesto sarebbe gradito), il rinforzo adatto sarebbe proprio sulla mediana.
Gaetano D’Agostino è in grado di dare qualità alla manovra, e formerebbe una coppia straordinaria con Gargano, lasciando Hamsik a galleggiare più vicino possibile agli attaccanti, in un 3-5-2 mascherato che può diventare all’occorrenza un 3-4-3. La contropartita ideale per l’Udinese sarebbe Cigarini, anche perché Pozzo non avrebbe intenzione di privarsi del proprio regista, se non di fronte a un’offerta irrinunciabile.
A giugno, a qualificazione Champions acquisita, si potrebbe poi puntare al ritorno di Giuseppe Rossi: costo dell’operazione circa venti milioni (leggermente più di quelli sborsati per Quagliarella), con un ingaggio comunque ancora sostenibile. Un attacco atomico per rinnovare i sogni di gloria del San Paolo.






















