Dopo le nuove intercettazioni sul Milan, Galliani si “ribella” contro i giornali ma per la prima volta è preoccupato ed emergono tre nuovi documenti compromettenti.
Nella primavera 2005 in almeno tre riprese gli investigatori descrivono il “sistema rossonero” di condizionamento degli arbitri. Oggi l’incontro con Guido Rossi, ma il commissariamento della Lega è nelle mani di Borrelli. Se Adriano Galliani venerdì era «incazzato nero» contro certi giornali e sabato preferiva tacere per non esternare la sua «rabbia», ieri mattina, al terzultimo giorno di questo mestissimo raduno degli sponsor del Milan in Costa Smeralda, è esploso. Ma per la prima volta si è cominciato a preoccupare seriamente: ha chiamato l’avvocato Cantamessa, ha dettato un comunicato tonitruante («Il Milan si ribella») e ha iniziato a pensare a mettere su una vera difesa. Per la sua traballante poltrona di presidente di Lega e per il Milan che mai come ora è parso rischiare la retrocessione.
Sono passati appena venti giorni da quando Silvio Berlusconi, trionfante al fianco del suo vice, disse che il Milan pretendeva almeno due scudetti sottratti ai rossoneri dal sistema Moggi. «Siamo le prime vittime» è stato il tormentone di questa settimane. Una affermazione che oggi, alla luce delle indagini dei carabinieri di Roma, appare avventata anche a molti tifosi milanisti.
Dicevamo di Galliani. Che ieri ha avuto la conferma di aver perso definitivamente anche lo storico appoggio del primo quotidiano italiano, la Gazzetta dello Sport. Dopo l’attacco di sabato dell’ex direttore Candido Cannavò, ieri la rosea è andata giù piatta. La cosa che più ha fatto imbufalire Galliani non è stato l’autorevole fondo con cui il vice direttore Ruggero Palombo ha promosso il Milan al secondo posto della speciale classifica di Calciopoli alle spalle della Juve di Moggi
E’ stato un perfido trafiletto, in coda al giornale, nella pagina dei libri, dove un anonimo estensore (il direttore?) lo invitava senza mezzi termini a fare come il “Barone Rampante” di Calvino: salire sulla prima mongolfiera che passa e sparire. Togliersi dai maroni , direbbero dalle sue parti. Mollare la presidenza della Lega.
Ma non è finita. La cosa che più lo ha allarmato non è stato il puntuale resoconto in cui il capo dello sport de La Repubblica Fabrizio Bocca ha messo a nudo «il sistemino Milan» ironizzando sul «lato comico della vicenda», ovvero sulla «faccia tosta» di Moggi che dava all’alleato rossonero «qualche bella fregatura». E’ stato l’accostamento, che quasi tutti i giornali hanno fatto, fra il suo incontro odierno – programmato da tempo – con Guido Rossi e la presunta convocazione del commissario della Federcalcio per mandarlo a casa. E ancora, fra il suo tentativo di ridimensionare le responsabilità del Milan nonostante le intercettazioni, e la considerazione opposta di Borelli sul fatto che la rete del malaffare del pallone fosse molto estesa.
Ecco, Borrelli. Il nuovo capo dell’Ufficio indagini federale è il vero spettro che agita le notti e i giorni dei dirigenti rossoneri. Non solo perché quando era il procuratore capo di Milano fece vedere i sorci verdi a Silvio Berlusconi. Ma perché proprio Borrelli può essere lo strumento che consentirà a Guido Rossi di fare quell’intervento risolutivo che ormai tutti aspettano: commissariare Galliani o almeno, costringerlo ad un passo indietro che consenta ai club di A e B, che pure lo votarono compatti, di scegliersi una guida libera da conflitti di interesse. E soprattutto libera dal peso ingombrante di intercettazioni ed indagini sempre più compromettenti.
Tutto dipenderà da come Borrelli concluderà le indagini fra meno di due settimane: se il Milan sarà tirato in ballo pesantemente, come pare inevitabile, nessuno potrà salvare Galliani. Che questo lo sa benissimo e si agita in maniera scomposta. Facendo altri danni. Sabato, per smontare l’ipotesi di una combine in Udinese-Milan, ha detto di aver comprato Janculovsky «sei mesi prima»: quando era vietato, ha subito notato Zamparini. Ieri, si è fatto schermo di un passaggio dell’informativa dei carabinieri in cui le responsabilità del Milan sarebbero inferiori a quelle della Juve di Moggi. Cosa che nessuno discute. Ma che il Milan fosse parte del sistema malato è provato dagli investigatori aldilà di ogni ragionevole dubbio.
Il primo documento che inchioda il Milan è datato 29 marzo 2005. E’ una richiesta di proroga delle indagini, in corso ormai da dieci mesi. A proposito del sistema Galliani si legge: «Nello specifico settore le risultanze emergenti dalle attività tecniche in atto e dalle complessive indagini continuano invece a produrre elementi utili a conferma delle attività di controllo del potere arbitrale e delle conseguenti commistioni ed attività di pressione esercitate in particolare sui designatori da parte della società calcistica del Milan. Infatti, sulla base degli elementi acquisiti si è riscontrato che, mentre sul piano decisionale-politico del sistema calcio vi sono interessi condivisi tra le due società ed in particolare una sostanziale convergenza, sul piano meramente sportivo, invece, vi è un serrato confronto – in relazione anche all’altalenanza dei risultati sportivi – tra il gruppo guidato da Moggi e quello guidato dai dirigenti del Milan.
Entrambi i contendenti, per la parte di competenza, hanno instaurato rapporti di natura commistiva con tutto il sistema arbitrale ed in particolare con i designatori su cui ognuno dei due gruppi fa pressione per giungere al proprio fine. L’attività tecnica sta facendo emergere in maniera chiara che i due poteri forti del calcio italiano, ossia la JUVE ed il MILAN pur se alleati per quanto riguarda le scelte di palazzo, risultano, invece, avversari per quanto riguarda il sistema arbitrale
Due settimane più tardi, in una nuova richiesta di proroga delle indagini, il passaggio è ancora più netto. L’attività tecnica in atto continua a produrre conferme ed elementi utili sull’attività di controllo del potere arbitrale da parte del MILAN.
Sulla base degli elementi acquisiti si è ancor di più comprovato ( ) che l’altro corpo e forte potere del calcio italiano è il MILAN: questi, contrapponendosi sotto alcuni aspetti a quello della Juventus, determina a proprio favore tutta l’attività calcistica, le designazioni arbitrali, nonché le decisioni di questi, senza dimenticare che il Presidente del Milan è anche il Presidente della Lega Calcio».
Passano altre due settimane e si registra una terza richiesta di proroga: «L’attività tecnica continua a fornire ampie conferme che anche il MILAN – in misura autonoma e comunque non organizzata – riesca ad incidere su alcune decisioni arbitrali».
ECCO COME L’ADDETTO AGLI ARBITRI ROSSONERO MEANI, CON IL CONSENSO DI GALLIANI, SPINGEVA I SUOI UOMINI AD OCCUPARE LE POLTRONE DI AIA E CAN.
Le spintarelle di Adriano: D’Addato e Marano.
La ramificazione del potere del Milan, secondo le indagini dei carabinieri, si dimostra anche con le pressioni esercitate da Leonardo Meani, con il consenso di Galliani, per piazzare alcuni suoi uomini all’interno dell’Aia e della Can. Sono tre i nomi finiti nel mirino degli investigatori: Pasquale D’Addato, Salvatore Marano e Claudio Puglisi. Per i primi due le spintarelle sono andate a buon fine, di quella data al terzo invece non ci sono tracce. Partiamo da Pasquale D’Addato, 59 anni, di Bisceglie in provincia di Bari. Dirigente provinciale della Confcommercio, già primo direttore del Comune di Bisceglie, è commissario di campo dal 1974, con una lunga trafila dai campionati giovanili fino alla serie A. Ha un rapporto molto stretto con Leonardo Meani, lo chiama spesso per avvisarlo anche quando sarà osservatore arbitrale di una partita del Milan (è lui che giudicherà De Santis il 27 febbraio 2005 dopo la vittoria rossonera nel derby con l’Inter, 1-0 rete di Kakà). Ma è soprattutto nelle fase finale della stagione che D’Addato intensifica il suo rapporto con Meani: telefonate esplicite, in cui raccontava di colloqui avuti con Paparesta e chiedeva all’addetto agli arbitri rossoneri un aiuto per diventare il nuovo presidente Aia della Puglia. Meani, come dimostrano delle intercettazioni qui a fianco, raccoglie l’invito e poi chiama Lanese per raccomandarlo. E’ la fine di maggio del 2005, ad agosto D’Addato viene nominato dal presidente della Figc Carraro, su designazione presentata da Lanese, nuovo presidente del Comitato Regionale Arbitri della Puglia, il «primo non originario di Bari» (come dirà lui stesso appena saprà della promozione), al posto di Matteo Solimando, promosso a titolare del servizio di consulenza giuridico amministrativo e fiscale del Comitato Nazionale dell’Aia. A D’Addato arriva nelle mani una legione di circa 1600 fischietti, fra i quali, dice D’Addato, «due fuoriclasse come il barese Gianluca Paparesta e il molfettese Nicola Ayroldi». A poco meno di un anno dal suo insediamento, D’Addato è ancora in carica. «Non è in sede, è fuori per lavoro», ci hanno risposto negli ultimi giorni dalla sede Aia pugliese.
Ma le spintarelle rossonere non si fermano a D’Addato. Un altro a beneficiare della raccomandazione di Meani è Salvatore Marano di Acireale, che grazie all’ok avuto anche da Galliani, entra a far parte della Can di serie C presieduta da Claudio Pieri e composta da Robert Anthony Boggi (Salerno), Martino Ghidoni (Cremona), Luciano Luci (Firenze), Antonio Serrao (Roma 1) e Sergio Zuccolini (Reggio Emilia). «Così abbiamo un pò di controllo anche nelle categorie inferiori, è meglio!», diceva Meani a Galliani. «Spinga pure», rispondeva il presidente di Lega. I risultati si sono visti.
PER LUI I DESIGNATORI VENIVANO “TRANVATI”
E il “suo” guardalinee debutta ai Mondiali:
Cristiano Copelli domenica a Messico-Iran con Rosetti, l’arbitro che gli è antipatico.
Da Pietro Ingargiola a Mahmoud Ahmadinejad. Dagli spogliatoi dello stadio Granillo, dove fu rinchiuso da Moggi il 6 novembre 2005 insieme a Paparesta, a quelli del Franken Stadion. Da Virgilio, piccolo centro di diecimila abitanti in provincia di Mantova, a Norimberga, dove domenica prossima sarà uno dei due assistenti di Messico-Iran, la prima partita del gruppo D dei Mondiali, probabilmente sotto gli occhi del presidente iraniano. Cristiano Copelli, 39 anni da compiere il prossimo 14 giugno, assistente internazionale, di professione assicuratore con l’hobby della lettura, è uno degli uomini più vicini al sistema-Milan. Il legame a doppio filo con la società rossonera è dimostrato dalle indagini svolte dal Nucleo operativo dei carabinieri di Roma. Copelli non solo è un confidente di Meani, ma è anche molto protetto dal potentissimo addetto agli arbitri rossonero, che per lui è pronto a «dare tranvatine» ai designatori. Copelli sembra molto addentro alle logiche della società di Via Turati, tanto che Meani arriva a dire «spiegherò a Galliani che questo è un nostro uomo» e che lo stesso Copelli gli risponda in un’occasione « i giochi sono al nostro interno ed al nostro esterno». Copelli con Meani ha un rapporto molto intenso, parlano spesso spaziando su molti argomenti. L’addetto agli arbitri arriva anche a dirgli che ha parlato con Carraro, al quale ha detto che nel calcio «c’è troppa merda». Ma insieme analizzano anche il comportamento di Massimo De Santis, quello che si è poi rivelato il fischietto numero uno all’interno della cupola moggiana. «De Santis – dice Meani – si è messo ad arbitrare, secondo me ha capito che deve togliersi il servilismo ed andare per la sua strada, io penso che lui deve aver capito che se fa il servo». E sempre a lui Meani racconta di Moggi che «come dice GALLIANI, quando si incazza, che quello là non può pretendere di comandare il calcio italiano, perché lui dice è troppo comodo allora e Berlusconi, Moratti, in piccolo Zamparini sono tutti coglioni che mettono i soldi mentre lui comanda e fa quel ***** che vuole». Ma è quando si tratta di proteggerlo che Meani dà il meglio di sé. Quando Copelli sbaglia in un Sampdoria-Palermo, concedendo un rigore inesistente ai blucerchiati in pieno recupero, l’addetto agli arbitri rossoneri si mette subito in moto per “salvarlo”. «Mi hanno massacrato – gli racconta Copelli , anche Bergamo (…) Leo ti ringrazio e ringrazio tantissimo Ramaccioni di cuore, perché in questo momento mi stanno, mi stanno arrivando delle legnate addosso che la metà bastano. Io chiamo Bergamo, mi ha distrutto, che probabilmente, anzi sicuramente hanno sbagliato tutto, che io non merito la fiducia che mi toglie la gara internazionale che devo andare a fare che probabilmente mi toglie la selezione dei 4 assistenti per…i mondiali mi è venuto in mente il calcio di rigore sai continua a dire la volontarietà ma dico, scusa ma il calcio di rigore dato alla Juve da Ceniccola? Bergamo me ne ha dette di tutti i colori, cioè mi ha mi ha massacrato!…proprio cioè mi ha proprio rasato al suolo io ti tolgo tutte le gare internazionali!». Da Meani gli arrivano subito rassicurazioni: «Ma adesso io gli parlo (a Bergamo, ndr)Adesso fai passare una settimana poi gli arriva gli arriva una tranvatina nostra, vedi che si raddrizza». Dopo alcune proteste del ds del Palermo Foschi in tv che irritano molto Copelli, da Meani gli arrivano altri conforti: « Tu stai tranquillo! Adesso ci penso io, io appena passa la partita questa qui col Chievo mercoledì, io parlo con Galliani, lui lo sa Galliani, gli dico: senta questo qui è un nostro uomo gli dico io».
Ma, a sei giorni dal debutto Mondiale uno al fianco dell’altro (la terna di Messico-Iran sarà Rosetti-Stagnoli-Ayroldi), è un’altra conversazione a sconvolgere quella che potrà essere la quiete degli arbitri italiani al Mondiale. Secondo quanto emerge dalle informative, non c’era un buon rapporto fra Copelli e l’arbitro torinese Rosetti. Copelli, infatti, “definisce l’arbitro una persona dalla quale guardarsi bene e fare attenzione, il riferimento è sempre diretto verso la direzione juventina: «Bisogna stare attenti con Roberto, guarda che non è proprio così eh attenzione, attenzione eh adesso, adesso iniziano le battaglie eh attenzione». Con Meani che gli risponde «si stanno muovendo le batterie pesanti», «adesso sono uscite dal gioco le corazzate». Non solo la Nazionale, ci sarà tensione anche fra gli arbitri italiani al Mondiale.
Ecco chi sono , sono i veri graziati di calciopoli, dopo la Juventus c’erano loro.
Questo è uno degli errori storici dell’Italia, fare una giustizia parziale che si rivela spesso controproducente. E’ incredibile come Luciano Moggi sia stato cacciato mentre Adriano Galliani , il suo braccio destro , è ancora li’.
Ed evidentemente ancora comanda.
Sembrava una conferenza normale, quella di ieri nella sala stampa del Giuseppe Meazza di Milano. Partita spettacolare, una gara da tutto esaurito, ottimo calcio, spettacolo per i paganti e non, anche in vista del ritorno del 16 marzo: aperto più che mai.
Le parole di Mourinho sembravano totalmente incentrate sull’ottima prestazione dei suoi, che tornavano alla vittoria casalinga in Champions in uno scontro diretto con una big, che avevano dimostrato di potersela giocare alla grande anche a Londra.
Una puntata nostalgica nei confronti del suo passato londinese, la promessa di un professionismo esemplare: tutti gli ingredienti per una serata distesa.
Macchè, anche stavolta Josè non ce l’ha fatta, è bastato stuzzicarlo sulla vittoria del Milan a Firenze e sul clamoroso rigore non assegnato ai viola per portare a tutti i presenti in sala stampa, la sensazione di avere appena assistito ad uno dei classici attacchi che hanno contribuito ad accrescere la leggenda del tecnico portoghese. “Non ho visto, ma mi hanno detto che è successa la stessa cosa accaduta a Bari.
Però, al mio italiano deficitario, nelle ultime ore si è aggiunta una nuova espressione che non conoscevo prima: ‘abbassare i toni’. Quindi abbassiamo i toni (detto con accento fortemente ironico), anche se abbassando i toni io non ero in Italia ma c’è stato il grande scandalo di Calciopoli. Io non ero qui allora ma mi sono vergognato di far parte del mondo del calcio lo stesso. Io ero onesto e onesto sono tuttora, oggi c’era un rigore contro di noi. L’Italia, lo ripeto, non riuscirà a cambiarmi”.
Dopo gli zeru tituli, ed il rumore dei nemici, c’è un nuovo ipse dixit da aggiungere alla collezione: basiamo i tòni (vi assicuro, questa la pronuncia letterale dello Special). Erano gli ultimi minuti di conferenza: in cauda venenum.
Non era per niente facile giocare contro il Chelsea alla pari, ma l’Inter per venti minuti ha giocato persino meglio. Nessuno puo’ sapere se il 2-1 bastera’ per arrivare ai quarti di finale, ma il fatto che sia riuscirta ad arrivare alla partita piu’ importante della stagione al meglio della condizione e a poter scegliere fra tutti i migliori della rosa (ad eccezione del laterale sinistro, ruolo ricoperto da Zanetti) e’ un altro fatto positivo.
Stavolta l’Inter non ha accusato la sindrome da Champions nemmeno quando il Chelsea e’ riuscito a pareggiare.
Lucio il perno della difesa: il brasiliano si e’ confermato un vero leader trascinando e compattando la squadra nel momento piu’ delicato.
In mezzo al campo molto bene ha giocato Cambiasso con Stankovic pronto a sacrificarsi mentre in attacco Milito una palla un gol con Eto’o che ha gravemente deluso.
Quando e’ entrato Balotelli c’e’ stato il solito spariglio e la sensazione e’ che se avesse giocato dall’inizio il risultato sarebbe stato diverso.
C’era un rigore a favore del Chelsea (con espulsione di Samuel) ma questo fa parte degli errori che accadono in una normale partita.
La mia impressione e’ che l’arbitro abbia sbagliato, cosi’ come ha sbagliato un gol facile facile Eto’o nella ripresa.
Il Chelsea aveva diverse assenze e le ha pagate (specialmente quella di Essien) e nel ritorno potrebbe farcela a passare il turno.
Ma questo e’ un discorso futuribile e in quella partita Julio Cesar potrebbe anche non “spaperare” come ha fatto mercoledi’ sera e Balotelli sparigliare le carte dall’inizio.
Resta, appunto, la buona prestazione dell’Inter (finalmente) in una gara europea.
Venti minuti da grande squadra e’ riuscita a giocarli e la speranza e’ che nella gara di ritorno il cosidetto “minutaggio” possa aumentare.
fonte: francorossi.it
Caro Silvio hai visto che Milan? E’ questa la domanda che sicuramente vorrebbe rivolgere Leonardo a Silvio Berlusconi ma il suo stile glielo impedisce. Dopo le critiche del presidente post Manchester infatti la squadra si è stretta intorno al mister, ad ogni gol i giocatori hanno abbracciato Leonardo e anche nelle dichiarazioni del dopo partita si è capito chiaramente da che parte sta la squdra. Adriano Galliani ha voluto minimizzare l’accaduto rivendicando la libertà del tecnico ma qualcosa è cambiato.
C’è un pò di freddezza tra presidente e allenatore, questo è innegabile. Lo stesso mister, che a fine partita ammette di aver sentito il presidente ma di non aver chiarito nulla perchè non c’è niente da chiarire è un segnale forte. Per la serie “patti chiari e amicizia lunga”. La squadra è questa e sta ottenendo più di ciò che era lecito aspettarsi. La sfida con la Fiorentina è una straordinaria occasione per alimentare ulteriormente le speranze scudetto. Contro la squadra di Prandelli ci sarà la scontata conferma del tridente offensivo che grazie ad un Ronaldinho in versione spagnola, sta facendo la differenza.
Della prossima stagione e del futuro sulla panchina rossonera se ne parlerà più avanti, ora l’attualità del campionato è troppo importante ma a tempo debito, c’è da scommetterci, ci sarà anche il chiarimento definitivo con il presidente. Un allenatore così merita una campagna acquisti finalmente da Milan.
Fonte: editoriale di Stefano Donati per MilanNews.it
Strana l’atmosfera che si respira di questi tempi alla Juventus, la quiete dopo la tempesta vede tutti sposare la teoria dell’ andiamoci piano con i trionfalismi, Zaccheroni non è Harry Potter ma la sua cura serve eccome, tra campioni sul viale del tramonto in piena fase di rinascita e una squadra capace di ricompattarsi i bianconeri pensano positivo sul retour match con l’Ajax e Gigi Buffon ottimista per natura e pronto a chiudere i conti con gli olandesi gia battuti all’andata, vincere anche in Europa porta ad incrementare l’autostima, sangue nuovo come direbbe qualcuno in vista degli scontri diretti con Palermo, Fiorentina, Sampdoria e Napoli, stagione lunga ma c’è tutto il tempo per salvare una stagione nata male.
Non siamo ancora fuori dal tunnel professa Zac, ma che le tensioni del passato siano ormai alle spalle lo testimonia anche Roberto Bettega che con aria divertita si mette a fare il verso ai tifosi dell’Inter il direttore generale bianconero fa svolazzare il suo fazzoletto bianco, facendo rivivere a Vinovo la mini “panolada” dopo un fischio di Zaccheroni in allenamento.
La lunghissima crisi di gioco e risultati della gestione Ferrara è lontana, in attesa dei recuperi definitivi di Camoranesi e Trezeguet si puo anche sognare e lanciare qualche frecciatina all’Inter, Bettega che qualche giorno fa mandava a dire a Mourinho di impicciarsi dei fatti suoi ora si diverte col fazzoletto in mano, non finisce qui il gesto al popolo nerazzurro sembra non essere proprio piaciuto.
fonte:Telelombardia – qsvs.it
Super sfida di Champions League questa sera allo stadio Meazza di Milano per il match valido per l’andata degli ottavi di finale tra Inter e Chelsea. Mourinho contro Ancelotti, Eto’o contro Drogba, in palio c’è una intera stagione. Il tecnico neroazzurro può contare su Julio Cesar dopo l’incidente automobilistico. Pochi i dubbi di formazione, l’unico ballottaggio è quello tra Eto’o e Pandev per una maglia da titolare in attacco, ma il camerunese sembra in vantaggio. Qualche problema di formazione invece per Carlo Ancelotti che deve fare a meno di Ashley Cole e del sostituto Zhirkov. A sinistra giocherà Belletti. Non saranno della partita neppure Essien, Deco e Boswinga. Arbitrerà la gara lo spagnolo Mejuto Gonzalez. Fischio di inizio alle 20.45
INTER (4-3-1-2): 12 Julio Cesar, 13 Maicon, 6 Lucio, 25 Samuel, 4 Zanetti, 5 Stankovic, 19 Cambiasso, 11 Muntari, 10 Sneijder, 9 Eto’o, 22 Milito. A disp.: 1 Toldo, 2 Cordoba, 8 Thiago Motta, 17 Mariga, 7 Quaresma, 27 Pandev, 45 Balotelli. All.: Mourinho.
CHELSEA (4-3-1-2): 1 Cech, 2 Ivanovic, 6 Carvalho, 26 Terry, 35 Belletti, 8 Lampard, 12 Mikel, 13 Ballack, 15 Malouda, 36 Anelka, 11 Drogba. A disp.: 22 Turnbull, 43 Bruma, 33 Alex, 23 Sturridge, 10 J. Cole, 21 Kalou, 45 Borini. All.: Ancelotti.
Passo avanti del Milan di Leonardo nella roccaforte del Bari. E’ una vittoria (la sesta in trasferta) del gruppo. Come dire: l’unione fa la forza. C’è la netta sensazione che la truppa rossonera stia acquisendo sicurezza e fiducia nei propri mezzi, quasi che le ultime polemiche interne abbiano avuto il pregio di compattare il gruppo attorno a Leonardo che, con le sue pacate e intelligenti dissertazioni in difesa della squadra, ha ottenuto il consenso generale dei suoi giocatori e dato una lezione di stile a molti addetti ai lavori. La classe non è acqua. Le note positive provenienti dal San Nicola sono confortanti. Incomincio dallo straripante Ronaldinho, lasciata la fascia laterale si è accentrato e così negli ampi spazi è riuscito a deliziare la platea con giocate altamente spettacolari. Dinho ha confezionato l’assist numero 13 (e non 12 come scritto da più parti visto che con l’Udinese ha regalato 3 passaggi gol, l’ultimo dei quali su punizione rimpallata). Ancora una volta ne ha beneficiato Marco Borriello autore di un gol in mezza rovesciata (è il terzo!) semplicemente strepitoso. Il totale dello score stagionale di Marco è di 9 reti (8 in campionato , 1 in Champions). L’ abituale standard di elevato livello ha caratterizzato la partita di Massimo Ambrosini. Massimo, tanto per cambiare, ha fatto il boia e l’impiccato sdoppiandosi in più ruoli con risultati egualmente ottimali. Poi ecco Pato, tra luci (il gol del 2 a 0) e ombre ( ha causato il rigore poi parato da Abbiati).
Ora il bottino del Papero è di 9 reti in campionato e 2 in Champions. Altra nota lieta è Christian Abbiati.. Nelson Dida non s’adombri, ma Christian, oggi, garantisce qualità e continuità di rendimento. Il super intervento sul penalty, calciato da Barreto, è da primo della classe. Bene Abate, anche nella fase difensiva che notoriamente è il suo tallone d’Achille. Il 67 % di possesso palla è una chiara dimostrazione della netta prevalenza dei rossoneri. Il Milan è riuscito a incanalare la partita sui binari più congeniali abbassando il ritmo, facendo girare la palla, tenendo la squadra corta e molto alta. I pugliesi, consapevoli di non attraversare un buon periodo di forma, hanno emulato il Livorno e il Bologna cercando di chiudere ogni pertugio, pronti a colpire in contropiede. In realtà sia Alvarez che Rivas, un tempo frecce acuminante dell’attacco barese, si sono rivelati pochi incisivi. Il 2 a 0 finale permette al Milan di recuperare altri due punti sulla capolista. Ora siamo a meno 7 con una partita (difficile) da recuperare in quel di Firenze. Quasi sicuramente andava accordato un altro rigore per una trattenuta in area di Daniele Bonera su Salvatore Masiello. Daniele, schierato a sinistra, ha disputato un buon match con l’unico neo rappresentato da quella ingenuità che poteva costare cara . Sono convinto che Mourinho non mancherà di sottolineare il penalty non concesso al Bari catalogandolo tra le prove evidenti dei privilegi riservati ai “nemici” dell’Inter. Allora è il caso di ricordare, senza alcun vittimismo, che proprio l’ arbitro portoghese (il Signor Benquerença) di Milan-Manchester non ha espulso Rooney. Riporto quanto scritto da un noto quotidiano sportivo: “Rooney già ammonito ha commesso un bruttissimo fallo su Thiago Silva: gamba tesa, a martello, all’altezza dello stinco, poteva spezzargli la gamba. Wayne secondo le normative Fifa andava sanzionato un cartellino rosso o almeno un giallo che sarebbe stato il secondo (il primo comminato alla fine del primo tempo).
Era il 19′ della ripresa, due minuti dopo l’inglese avrebbe segnato la rete dell’ 1-2.” A tale episodio va aggiunto quanto accaduto col Livorno e col Bologna dove ci sono stati due possibili rigori non fischiati al Milan ( fallo di Lucarelli su Thiago Silva, deviazione di mani di Lanna su cross di Abate). Ciononostante non ci sono state interpellanze parlamentari, pubbliche lamentale, e neppure pesanti accuse ai direttori di gara o al sistema calcio. Toni troppo esasperati, nervosismo, reazioni scomposte, isterismo del pubblico spesso condizionato
da dichiarazioni di dubbio gusto dell’allenatore istigano alla violenza. Vincitori e vinti dovrebbero dimostrare serenità di giudizi e più sportività. In chiusura un appunto ai tifosi rossoneri. A San Nicola si è registrato il tutto esaurito (51.943 spettatori con incasso record assoluto di 1.290.974 euro) il che vuol dire che il Milan continua avere il gradimento del pubblico. Cosa che non succede a San Siro visto che tra tesserati e paganti, c’è una media 20-25 mila spettatori. Forse “questo Milan”, sia pure costruito in economia, meriterebbe un maggior seguito.
fonte: Tiziano Crudeli per MilanNews.it
Gli arbitri alzano la voce contro Mourinho, le continue e reiterate accuse dell’allenatore nerazzurro hanno provocato la reazione forte dell’Associazione italiana arbitri che sta valutando seriamente se arrivare a scioperare nel caso che le proteste plateali di Mou proseguiranno imperterrite, sciopero che ha come unico intento quello che tutti arrivino a smorzare i toni, tutti perche il modello Mourinho sta prendendo piede e sono in molti a parlare di complotti e sostenere che il sistema ormai e sempre meno credibile.
In casa Inter a muoversi in prima persona è il presidente Moratti con una telefonata al presidente della Figc Abete. Argomento della conversazione la doppia espulsione ai danni dell’Inter nell’ultimo match di campionato contro la Sampdoria. Moratti chiedere uniformità di giudizio degli arbitri e ad abbassare i toni, per la verità resi insostenibili dallo stesso Mourinho con il gesto delle manette.
In quest’ottica va letto anche il silenzio stampa imposto alla squadra al fine gara per evitare reazioni a caldo, evidenti sono stati i segnali di tensione a fine gara con tanto di parapiglia nel tunnel e caccia aperta al doriano Pozzi copevole di scenate che hanno portato alle espulsioni di Samuel e Cordoba.
All’orizzone per Mourinho l’ennesimo deferimento con due giornate di squalifica, in seguito al gesto delle manette indirizzato al direttore di gara Tagliavento, ma l’associazione arbitri questa volta e già sul piede di guerra ed è pronta a dire basta agli atteggiamenti incontenibili dello Special One.
Le ‘manette’, alla fine, gliele hanno messe davvero: Josè Mourinho si è ‘guadagnato’ tre giornate di squalifica “per avere, nel corso della gara, contestato ripetutamente l’operato arbitrale con atteggiamenti plateali, in particolare mimando, al 35° del primo tempo ed al 10° del secondo tempo, ‘le manette’, con i polsi incrociati e le braccia rivolte verso il pubblico e verso le telecamere presenti ai bordi del campo; per avere inoltre, nell’intervallo, nel sottopassaggio che adduce agli spogliatoi, rivolto all’Arbitro ed agli Assistenti espressioni ingiuriose; per avere, infine, nel corso della gara, contestato ripetutamente la presenza dei collaboratori della Procura federale, collocatisi nei pressi delle panchine di entrambe le squadre; infrazioni rilevate dai collaboratori della Procura federale; con recidiva specifica reiterata”. Beh, con una motivazione del genere, era inevitabile una stangata di questo livello.
Non basta. Il sabato di campionato è costato all’Inter, oltre a una brutta serata ricca di nervosismo e rabbia anche postuma, anche la perdita di quattro giocatori in vista della trasferta di Udine, e anche oltre per due di loro. Cambiasso e Muntari salteranno i prossimi due turni, Cordoba e Samuel soltanto uno. Ma se per i due centrali non c’è nulla da aggiungere, sorprende la punizione per i centrocampisti, che in campo non erano (apparentemente) finiti sul taccuino di Tagliavento. Evidentemente il loro comportamento ha richiesto un intervento di Tosel, anche in questo caso esemplare. Pazienza, mi viene da dire, sembra la naturale conseguenza di Inter-Sampdoria. Al danno la beffa, penseranno in Corso Vittorio Emanuele, dove anche Oriali si è beccato un’inibizione fino all’8 marzo.
Due giorni dopo la serataccia di San Siro, con l’Inter che ha concluso in 9 la sfida contro la Sampdoria, ecco altre mutilazioni giudiziali nei confronti della squadra nerazzurra. A grande richiesta, aggiungerei io. Certo, le reazioni dei sopra citati sono state esagerate, di certo dettate da quanto accaduto sul rettangolo di gioco. Ma con queste decisioni il giudice sportivo, a mio modo di vedere, ha voluto calare la mannaia su una situazione diventata ‘fastidiosa’ a molti degli addetti ai lavori del calcio italiano. Kill Mou, insomma, e tre giornate sembrano l’antidoto ideale per tenerlo lontano per un po’ dal mondo del pallone. Con buona pace di tutti coloro che lo considerano una mosca bianca incapace di stare alle regole di un gioco imposto da altri.
Mi spiace soprattutto per noi giornalisti, che pagheremo le conseguenze di questa sanzione e avremo ben poco da scrivere per le prossime tre settimane. Per il semplice fatto che Mourinho non parlerà e priverà i media delle sue perle, tanto fastidiose quanto utili a vendere. Saranno felici anche i direttori di gara, che hanno ‘invocato’ una punizione esemplare nei confronti del portoghese (altrimenti, sciopero!), diventato troppo opprimente con le sue accuse al movimento arbitrale. Accuse deliranti, come le ha definite il presidente dell’AIA, Nicchi.
Senza ombra di dubbio, lo Special One ha esagerato, ma le sue parole non nascono da una demenza senile galoppante, né da una qualsivoglia forma di schizofrenia: nascono da una pessima sensazione di persecuzione da parte dei direttori di gara (e del ’sistema’, guardando più in alto), che da inizio anno (sbaglio o prima era tutto alquanto tranquillo?) stanno usando il pugno di ferro nei confronti della sua squadra. Nessuna pietà, insomma, massimo della pena per ogni imperfezione, un trattamento diverso rispetto ad altre squadre che inseguono la capolista, alle quali viene concesso evidentemente il beneficio del dubbio. Inutile entrare nuovamente in polemica, altrimenti alimenterei ulteriori proteste e offese da chi ci (mi) ritiene un piagnucolone. Applaudo inoltre il tempismo di chi ha preso queste decisioni: a due giorni dalla sfida di Champions League contro il temibile Chelsea, questo è il modo migliore per sostenere l’Inter a livello internazionale…
Mi limito ad aggiungere che adesso la decisione di Tosel farà la gioia di chi si è stancato del grillo parlante e lo vedrà tacere per un po’. Il tutto servirà a stemperare le tensioni, di certo, ma anche a rendere più interessante il resto del campionato. L’augurio va a chi trarrà vantaggio da queste sanzioni (non solo l’Udinese, sia ben chiaro), affinché sappia sfruttarle a dovere, altrimenti renderà inutile certi provvedimenti…
fonte: Fabio Costantino per fcinternews.it
Tutti zitti, parlerò io. Questo l’intervento “d’urgenza” di Massimo Moratti nel dopopartita di Inter-Sampdoria. Il presidente si è recato nello spogliatoio, facendo i complimenti alla squadra e stabilendo il silenzio stampa. Sarebbe toccato a lui esprimere il disappunto interista. E così è stato, visto che Moratti avrebbe chiamato il presidente della Figc, Giancarlo Abete, per una “riflessione” sulla discussa partita di sabato.
Visti i precedenti, il patron nerazzurro ha giustamente temuto che le dichiarazioni a caldo del tecnico o di qualche giocatore potessero comportare deferimenti (anche se il gesto delle manette compiuto da Mourinho potrà tuttavia creare problemi al tecnico) e ulteriori tensioni mediatiche in vista del match-chiave della stagione, quello di Champions League col Chelsea.
Una partita a cui Moratti, come gran parte del popolo interista, tiene in maniera particolare e che lo preoccupa anche dal punto di vista dell’approccio: “C’è il rammarico di arrivare ad appuntamenti così e non avere la squadra al massimo – aveva dichiarato prima del match con la Samp – ma è chiaro che a questo punto tutte le squadre hanno qualche problema. Poi, magari, hai la fortuna di averli a disposizione. Speriamo che sia così”.
Il bollettino della domenica non è buonissimo: improbabile il recupero di Santon, c’è qualche speranza in più per Balotelli, ma bisognerà fare i conti anche con un pubblico che sabato sera, tramite striscioni ironici, ha fatto sapere di non avere digerito le frequentazioni milaniste di SuperMario.






















